Prose basiche. 4.

Prose basiche. 4.

28 Settembre 2014.

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«Battesimo». Impasto la mite sapienza del cuore. Con l’acqua sorgiva dell’ora feriale. Il pane innocente in frumento che dura.

2 Ottobre 2014.

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«Tentazione.». Quando il cuore mi stringe la mano nel gesto chiuso dall’impulso dell’ego, non essere piccolo dentro, ti prego.

3 Ottobre 2014.

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«Rivelazione». Nell’incantesimo della parola, la cosa si rivela.

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«Relazione». Nella pienezza sublime dell’ascolto, il messaggio rende il Silenzio e la comunicazione è comunione.

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«Vocazione». Nella densità evocativa della parola, la cosa splende in sé e di sé.

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«Rituale». Nella parola il desiderio della cosa si spegne o arde del silenzio che anima in origine il segno.

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«Volto». Amo la ruga che nel silenzio estremo dice l’eternità del Tempo. Amo il suo segno lento che dolce sale dentro.

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«Prego». Totem senz’anima, le cose, in bulimie di mondi infranti nella consumazione. In morti nell’istante senza fine.

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«Deriva». L’arte moderna, il selfie di Narciso specchiando l’io nell’ombelico osteso.

4 Ottobre 2014.

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«Tempo.» Lo sviluppo del tempo lineare attinge una nozione. L’eternità esprime uno stato di coscienza. Sono insieme, nella parola del canto.

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«Secolo.» La flessione secolare della Modernità indulge al tempo lineare. La coscienza è un incantesimo a margine.

5 Ottobre 2014.

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«Sincope interiore.» L’empatia, una sincope interiore sul sentiero della funzionalità razionale.

6 Ottobre 2014.

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«Parole mute». Cadono come sassi lanciati lontano in uno stagno senza rumore. Mute e distratte da un silenzio interiore.

7 Ottobre 2014.

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«Quotidiana.» L’epica danza feriale di un fiore di malinconia che canta nell’assenza.

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«Credere». Arde nel cuore di un’infinita solitudine l’ancestrale desiderio di varcare la soglia del Mistero.

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«Potere». L’esiguo scarto di un’ipotesi che atterra l’anima e mette l’ego senza ali in volo. “Umano, troppo umano…”.

19 Ottobre 2014.

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«Copia». I famosi si citano, gli sconosciuti si plagiano. Mantra nell’epoca dell’infinita riproducibilità.

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«Solitudine». Non si esce dalla solitudine tentando il dialogo con parole ipocrite.

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«Copia&Plagio». Ode festiva, ma non festosa, ai traduttor dei traduttor dell’altrui pensiero…

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«Anthropos». Trema nell’orma del silenzio l’infinito arcano dell’eterno e del tempo. Stella minuscola in fronte al vento.

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«Ipocrisia dei silenzi». L’ultima blanda resistenza fra tribali elenchi e scampoli di solipsistici infingimenti.

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«Imago, [ergo sum?]». Il dio dell’apparenza ha condannato i fatti, la verità, l’essenza.

21 Ottobre 2014.

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«Indifesa Innocenza». Varcare ventre a terra di se stessi il confine. Andare oltre sentimenti sepolti come mine.

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«Essere e Tempo». Sventola lieve la coscienza sulla collina del Tempo. Vessillo teso dell’essere veri dentro.

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«Contemplare». Con sguardo immobile, nel cavo di Luce accesa dell’io. Come se l’abitasse un Dio.

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«Altri verranno». Sarai in un Altrove, abitato dal Dio silente che qui ti pose, nell’Innocente rada senza tempo.

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«Soglia». Amo quell’invisibile confine interiore, il sottilissimo istante, in cui tutto accade e non so mai cosa e come.

22 Ottobre 2014.

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«Standard». L’eterna umana danza fra norma e Senso.

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«Profeti&Replicanti». Fra falsi profeti e ignobili replicanti, il giorno dopo sono tutti sapienti e santi.

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«Divino». Lasciami mio Dio sognare un puro amore senza norma, senza destino. Lo stesso che mi ha dato, il Tuo divino.

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«Santità». Tienimi dentro il Tuo divino vento, primo istante, e spargi intorno fiori, l’aroma intenso degli amanti.

23 Ottobre 2014.

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«Fast and Flou». #FF Isole di solitudine flottanti. Tribù di flussi appartenenti. Un rituale stanco, lungo il fiume del silenzio.

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«Istante». Scocca del tempo la freccia amante. Ingiunge l’ora, coglie l’istante. L’Eternità sublime dell’uomo orante.

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«Sogno». Dormo nella traccia silente del tuo canto, sogno. Sento il mormorare lento della vita dentro. E l’innocenza, ali nel vento.

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«Incontro».Ti attendo, nel fiume di un silenzio senza tempo. Alla tua foce muta in grembo. Nella speranza e dentro il senso.

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«Tu sei».Ti sento, cantare nudo lo sgomento. Qui, nella deriva senza scampo del mio tempo. Eppure, ancora un cenno attendo.

 

Quarantotto mesi su Twitter. [Exit Summary].

Quarantotto mesi su Twitter. [Exit Summary].

Intro.

«Appunti di viaggio, per «Quarantotto mesi su Twitter».

Uno svolgimento senza contenuti. Ci pensa il tempo. Lo slogan [il titolo di coda?] è sufficiente. Al riparo dalla rappresentazione di se stessi…

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HENRI J.M. NOUWEN: «Forza della solitudine», Op. cit.║http://www.extemporalitas.org/forza-della-solitudine/

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Ottobre 2010, Ottobre 2014. [Quattro anni di involontaria ricerca azione? O solitudine in un'esperienza di utopia relazionale? Chi sa….]

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Nel silenzio, l’ardua ostensione delle ipotesi che tentano di rispondere al e del vissuto con lacerti di senso e abbozzi di canto.

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L’empatia, una sincope interiore sul sentiero della funzionalità razionale. [Prose basiche].

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Una sola certezza, casta erede di una vita analogica. Anche l’ora della relazione digitale ha rare sorelle quando scocca il dolore.

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Memento perpetuo [Et analogico, et digitale…]. Solo il dolore vissuto non patisce l’insulto degli artefici del copia incolla interiore con destrezza.

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Forse… [perché i retori sempre in agguato conoscono bene l'esercizio della parola estorta e priva di vissuto dentro essi stessi...].

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Un tempo ci furono Maestri e discepoli coerenti. Ora, strusciamenti intellettuali a manomorta tra sedicenti pari.

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Vedo la Luce in fondo, la stessa dell’Origine, ed in essa attendo il Congedo.

Postfazione

La posterità di se stessi medesimi [Il Festival del silenzio senza ascolto].