«Fata Morgana. [Buon Anno]».


«Fata Morgana. [Buon Anno]».

Nel Silenzio illimite e profondo che circonda l’aura ardente di una solitudine scelta ed amata quale omaggio alla verità delle relazioni, scopri spesso che alcune di esse sono state illusioni, miraggi di Fata Morgana. Giochi, induzioni talvolta astute e perverse, finzioni e menzogne atte a lucrare per sé l’istante senza profondità e senza durata, senza destino e dunque senza senso, che sublima l’ego e ne suggella una piccola fama nel qui ed ora dell’apparenza. La legge senza scampo e senza sconti cui sono assoggettati nella contemporaneità due stati antropologici che dominano e campiscono la scena narrata del mondo, il cinismo ed il terrore. Nella tua meditazione a Cielo aperto, pecchi anche tu, tentato di non adempiere il comandamento, Amare: amare per primi, è la sua giusta coniugazione, il solo modo di amare senza calcolo e senza attesa di riscontro. Quando la Grazia si spegne, la generosità, questo minuscolo talento umano che dell’umano vive oltre che la potenzialità anche il limite, tutti i fuochi fatui delle relazioni d’occasione, funzionali e/o utilitaristiche, si spengono intorno, ed il Silenzio, quell’intensa infinità che postula orizzonti eterni, diviene una cosa muta. Ostinatamente arida di sé ed ottusa.

L’esercizio della lontananza, dell’esilio, contiene in sé un universo sapido di promesse mancate. Di pause astute che lucrano il vantaggio della prigionia, di cui l’illuso rimane ostaggio in attesa. La rena, le rive ai bordi del mare, pullulano di schiume senza vento, che si impaludano in un tempo breve, dentro gli angusti anfratti dell’ego. L’origine, non ha alcun destino.

Non indulgo mai alla contabilità, alla sintesi statistica eloquente che disegna la sinopia della vita. Dice come essa sia stata e come essa avrebbe potuto [dovuto?] essere, in proiezione futura. Sconto intuitivamente, con la sola intelligenza del cuore, le assenze e le ferite, spesso sono le stesse, le loquaci promesse e le origini mute. I senza destino sono spiaggiati. I molluschi giacciono inerti sui fondali della vanità esibita nella composta forma di uno stile perbene. La malìa di incantamenti letterari, sa esercitarsi in modo eccellente nelle forme retoriche che appagano sé e gli astanti d’occasione. Quando il sipario scende, la recita lascia lacerti d’identità, scampoli di fugace condivisione. L’umanità non appagata dall’istante, ha raccolto le sue cose in modo frugale e, come un mendicante d’amore, è già altrove. Il tempo dell’Assoluto risuona al diapason di una sinfonia mistica, spesso reietta, nei tempi dell’umano dall’umanità stessa. Betlemme è ancora e sempre una grotta ai margini del cosmo. E l’Innocenza, l’ospite inatteso, un misconosciuto cantore della Luce per la sororità e la fraternità a lui contemporanee. Vox clamantis in deserto. Il margine, che minuscolo e ardente, sostiene il centro e per sempre lo redime dall’oscurità. Lo fa risalire dall’abisso che abita, ispira e guida la sua notte interiore.

L’arte, progetto e metafora, si sfarina in rappresentazioni situazioniste. La parola orfana volteggia inerte fuori contesto. L’opportunismo di un’intuizione sfarfalla lontano dalla propria genesi originale. Separato dalla scena che lo vide nascere, brilla per un istante, come una paillette incidentalmente ed inconsapevolmente rischiarata da un taglio di luce. Splende di un chiarore riflesso. Lo stato nascente delle origini ha acceso altrove la propria fiamma. La storia duratura e profonda sorride, mentre di nuovo nasce in un fulgore arcano ed ignoto all’evidenza conclamata del presente. Che, accecata da se stessa, dall’ambizione, dal potere, non sa più ascoltare il margine e vedere la cometa silente.

“La parola al margine”

La Parola al margine

“La parola al margine. [Papa Francesco da Lampedusa a Bangui.]”, disponibile per il download al link qui sopra, raccoglie tre testi che ho dedicato a Papa Francesco e già pubblicati su questo stesso blog. Un “PiccoloLibroLibero” che mi sembra mantenga una propria coerente unità argomentativa, mentre tenta di seguire la narrazione antropologica che il Papa argentino ha posto nella storia quale pietra miliare per un nuovo cammino. Forse la pietra che i costruttori hanno a lungo scartato…