Scacco all’odio.

Scacco all’odio.

Stacca dal giogo lo scacco d’ombra

che cancella il sogno stai nella Luce, ama,

la mano tesa alla pianura in cui dilaga

acceso il sole della remota,

dell’eterna infanzia. Alle ferite

inferte, il seme dell’incanto, posto

a dimora nella prima neve, sarà

conforto nel lieve e aperto cielo

d’una speranza immensa e senza tempo.

Estasi.


Estasi.

Vennero avanti armati fino ai denti

di menzogna,di sorrisi suadenti.

L’innocente lentamente moriva

in silenzio nell’estasi del compimento.


La vita correva dentro e, fuori,

i tempi, storditi d’assenza, bevevano

della muta violenza l’assenzio.

L’armonia del Cosmo, trepida ed ignota,

tremava nel grembo della parola

amante. Nella verità risorta.

Poeti in compressa.[La luce postuma del presente].


Poeti in compressa.[La luce postuma del presente].

Quando la nuda profezia, vestita unicamente dei miseri panni che raccoglie mendìca nel margine dei tempi che ha vissuti, indosserà finalmente gli abiti dignitosi che le competono in punto di pace e di giustizia da sempre, il profeta sarà lontano dall’origine in cui mosse, solitario e solo, i passi originali della creatività e dell’invenzione.

A vent’anni, tanti ne ebbe un giorno quando mise a dimora sotto la neve d’inverno i semi innocenti del canto, la vanità rende pigra la mente e le piccole e grandi viltà inclinano i compagni di viaggio alla verità che più e meglio conviene nel qui ed ora della ferialità presente.

Quando i filologi solleveranno il mantello del tempo che come una polvere ha coperto le ignobili gesta di intellettuali a gettone, di plagiatori a mano morta, di rispecchianti e rentier dall’incerto ma scaltro potere, la sua solitudine splenderà della stessa intima luce che egli solo vedette un giorno lontano accendersi dentro.

Quella che i Pilato ed i Barabba sostenuti dall’imberbe teoria degli astanti, ipnotizzati dalla forza del numero e annichiliti dall’esercizio di un minutissimo potere nell’espressione di un consenso opportunista, non vollero riconoscere in lui. Crocifiggendo al silenzio il suo inutile canto e dividendosi le spoglie del mantello di parole che lo aveva avvolto, accolto, accarezzato. Che egli stesso aveva intessute, nascenti e non viste, ai propri tempi.

Troveranno dispersi qua e là lacerti di senso orfani di fondamento interiore, raffinate parole, citazioni indossate con l’arbitrio inelegante dei ladri timorosi di flagranza.

Solo rare creature amanti camminarono con lui e portarono la gioia della condivisione e la ferita del margine scosso.

L’impunità degli artefici copia incolla e degli occupanti abusivi dell’anima o di un’idea, è l’altare su cui officiando la parola si immolano i poeti, gli artisti innocenti.

Nel bru bru perpetuo dei replicanti e dei rispecchianti, gli artisti ed i poeti in compressa, la parola vera è un distillato originale di solitaria, aristocratica virtù e di nessuna apparenza e appartenenza.

L’Eterno e l’Infinito non conoscono la contabilità minoritaria. La porta temporale dei minimi si chiude sul loro cammino terreno e sulla vanagloria di cartapesta un istante dopo che essi l’hanno varcata.

 

Stilla. [I giusti e liberi amanti].


Stilla. [I giusti e liberi amanti].

Stilla silente l’amore per sempre

in grembo alla mente, tra le mani

distese ed offerte al tuo tempo,

al suo cinico niente. Ride divina

l’infanzia estesa sul casto orizzonte.

Piange, la fronte, un’orma ed un fiocco

che riposano miti sulla bella

tua storia innocente, dischiusa in eterno

nell’infinito di tutti, a Occidente.

Inutile.


Inutile.

Tu più non sai la gioia estrema del tempo

inutile. Più non senti il vento di brezza

che sale innocente e il tuo silenzio accarezza.

Vivi l’istante armato, in testa hai un elmo

di parole e nell’anima hai lasciato insediare,

feroce e muto, il tempo corrotto

dell’agguato. Il tuo solo vissuto. Io vado

al margine del giorno, e sono solo,

mendico ascolto e guardo ridere il sole

nella rondine accesa del canto e del volo.