[6] L’Idiota contemporaneo.

La resa di Natale.[6]

L’Idiota contemporaneo.

All’orizzonte di tale sconfinato deserto, la prudenza del non accaduto e la discrezione del non visibile erano le uniche tracce di un futuro possibile. Al fondo dell’ignoto palpitava un tempo risorto la cui indicibilità era impraticabile all’estemporaneità dei funzionari di Babele. La sua lingua pentecostale chiedeva l’innamorata dedizione dei mistici, dei poeti, degli esuli, degli eretici. Degli impotenti a tutto e poveri di tutto. Di coloro che erano stati stranieri in ogni tempo ed in ogni luogo a qualsiasi potere. I senza traccia e senza nome di ogni religione e di ogni culto di una modernità asservita a se stessa, prodiga nel confezionare la resa di tutti i natali nella sfavillante corazza della propria impietosa onnipotenza.

Rivoluzionari in servizio permanente effettivo, ora di lotta, ora di governo, più spesso entrambi i ruoli contemporaneamente, stavano sulle barricate il necessario per vedere soddisfatto il proprio interesse di parte. Per gli ideali ci sarebbe stato tempo, li avrebbero onorati le generazioni future, se ancora ci fosse stato qualche futuro possibile.

Terroristi dalla incerta origine finanziaria e dalle improbabili identità, praticavano il culto tribale di una ferocia senza limiti. Sedicenti adepti di una religione devota alla sola violenza, e dunque, inevitabilmente senza alcun dio.

La Bellezza, quella che avrebbe dovuto salvare il mondo, era da tempo in vendita. I giacimenti culturali, ipse dixit, dall’inestimabile valore economico, dovevano pur essere messi a profitto. Sul mercato del mondo della modernità, tutto aveva un costo e, dunque, tutto aveva un prezzo. Capolavori nati nel seno della libertà e della gratuità, in quelle pensati e per quelle creati, venivano custoditi in dorate teche, polifunzionali e performanti.

Un idiota, il sorriso delicato di una grazia incomprensibile alla contemporaneità, sulle labbra rese intonse da un dolore acuto e duraturo, stava nel margine dei tempi. In silenzio. Raccolto su di sé. Un Dio benigno lo abitava, ma nessuna lingua sapeva pronunciarne correttamente il nome e nessun comunicatore esperto ne aveva prevista la presenza e riconosciuto l’ambito di sopravvivenza estrema. I convenevoli di una conflittualità binaria di maniera, erano estranei alla sua ontologia esistenziale. La sua antropologia era straniera a qualsiasi essenza conflittuale. I cluster d’identificazione probabile manifestavano tutta la propria impotenza ed insufficienza nell’analisi della evidenza profetica. L’idiota stava nella piega ripida e silente di un domani già dato e non ancora vissuto. Come un Cristo ferito, già presago della terribile salita promessa dalla storia ad ogni ora innocente. Nell’alba di un cosmo sconosciuto, insalutato ospite, sconfinatamente alla vita rideva.

 

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>