Canti d’Arcadia/1.

Canti d’Arcadia/1.

L’Aedo solitario sul colle cantava. Una capra soltanto in risposta, felice, belava.

α

Fendeva il silenzio col suo verbo incantato. Ridevano folli e lontane cicale nell’ebrezza del prato.

α

Posava, l’Aedo, in grembo alla notte che nuda friniva il suo sogno d’Eterno.

α

Intonava la cetra il flauto e la lira seguendo la nota interiore con sublimi parole.

α

Nell’orrida notte in tempesta ascoltava tremante l’Aedo le voci dell’Ade spargendo in silenzio suoi semi di vita e di canto.

α

Sentiva salire da valle il cupo rimbombo dei tristi martelli e lievi intonava i suoi versi più belli.

α

Scorgeva lontana la pietra murata dei cinici cuori da tempo stranieri all’ardore e mite sonava la sua nota d’amore, l’Aedo.

α

Ascoltava del tempo nei fatti scomposte parole. Nell’ora del Kaos il Kosmo attingeva del futuro la prole.

α

Spargeva nel vento la nota innocente del canto, l’Aedo. La terra fremeva battuta dal ferro, piegata dal pianto.

α

Stendeva il suo velo di senso, l’Aedo, sotto un cielo artefatto. Nel cuore del mondo vibrava silente il dolore dell’uomo.

 

Aedo.

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