Canti d’Arcadia/2.

Canti d’Arcadia/2.

L’Aedo ora dice la falce di luce dell’aspra luna, l’intera Bellezza nel suo lembo acre. L’illimite che a tutto conduce.

α

Ora sparge il suo canto, l’Aedo ribelle, nel cielo di storia matura. L’estate si accende di stelle nel tempo che dura.

α

L’Aedo ti dice che in fondo la vita ti cinge, abisso di Luce infinita nel cuore dei giorni ti stringe.

α

Cercò, mendicante d’amore di senso e di canto, l’Aedo, la Terra promessa di un ultimo cielo. L’estremo suo credo.

α

Cercò con lo sguardo suo fiso all’eterno orizzonte, l’Aedo, la nota del canto sublime che intonasse dolcisssimo il Niente.

α

La luce estenuata di neve sui campi d’inverno cantava. Le Pievi deserte e incantate. Piangeva in silenzio, l’Aedo.

α

Tremava la vita di vento e di canto al colmo del giusto infinito silenzio. Cercava, l’Aedo, la nota precisa ai suoi tempi.

α

Sentiva, l’Aedo, il dolore ferirgli di acuti sussurri la tenera pelle. Sentiva i suoi tempi piegare la vita ribelle.

α

Le rive deserte dei fiumi brinate di voci d’infanzia innocenti cantava l’Aedo. L’amore il suo solo credo.

α

Sull’ara della vita dura e sacra per sempre, l’Aedo stende dolce la mite parola, l’amica che il tempo insieme fedele t’impetra.

Aedo

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