Stilla. [I giusti e liberi amanti].


Stilla. [I giusti e liberi amanti].

Stilla silente l’amore per sempre

in grembo alla mente, tra le mani

distese ed offerte al tuo tempo,

al suo cinico niente. Ride divina

l’infanzia estesa sul casto orizzonte.

Piange, la fronte, un’orma ed un fiocco

che riposano miti sulla bella

tua storia innocente, dischiusa in eterno

nell’infinito di tutti, a Occidente.

Inutile.


Inutile.

Tu più non sai la gioia estrema del tempo

inutile. Più non senti il vento di brezza

che sale innocente e il tuo silenzio accarezza.

Vivi l’istante armato, in testa hai un elmo

di parole e nell’anima hai lasciato insediare,

feroce e muto, il tempo corrotto

dell’agguato. Il tuo solo vissuto. Io vado

al margine del giorno, e sono solo,

mendico ascolto e guardo ridere il sole

nella rondine accesa del canto e del volo.

Finisterre.


Finisterre.

Sei il rivo strozzato. L’amore finito.

Il canto che giace in un tempo smarrito.

Sei il limite umano ed ardito che mette

le ali divine al creato. Sei il tempo

che tutto se stesso ha donato.

Sei l’ora che sale innocente nel grido

del sogno più ardente. Sei il volto

scolpito e silente che rischiara

il mio grembo e la mente. Sei

la stella e l’aurora, la mia prima,

la mia ultima ora.

Sinopia. [Il fiore della profezia].


Sinopia. [Il fiore della profezia].

Tu, minuscolo frammento, un lampo

nello Spazio fratto il Tempo. L’anima

distillata nel canto. All’alba dell’epoca

che nel silenzio muore. Esile fiore

sbocciato nell’estremo suo tramonto.

Nella parola ardente, la sinopia

dei futuri tempi. Scontata nell’Amore,

nel vento contemplante di un solitario

agire.

Requiem per un’anima ignota. [Poeta].


Requiem per un’anima ignota. [Poeta].

Fosti solo una riga di nera,

nel tramonto silente, nella pavida

sera. L’uomo spento nel margine ignavo,

nel margine pigro. Senza un grido,

senza un lampo, senza ombra di fama

né vanto. Crocefisso al silenzio.

La vendetta di giorni felici compiuta.

Sei scomparsa, creatura feriale. Tutto

il male del mondo hai saputo e quel poco

di bene goduto troppo presto ed a lungo

hai scontato. Nell’invidia che rode

i mediocri, eccellenza normale,

presa dentro tra i fuochi di una vita

perduta. Orizzonte sognante e per gli altri

irreale. Sei andato, poeta,

come un casto viandante sconosciuto

ai vicini e alla gente. Ti ha ferito

il suo colpo letale. La morale

degli ipocriti che nulla hanno creduto

mentre tutto hanno finto e vissuto.

 

Limen. [Soglia e frontiera].


Limen. [Soglia e frontiera].

Sia mite, poeta, il tuo canto, e ferma

la mano nel porgere la vita distesa

nell’imo di Luce, l’estrema parola.

Sia nuda la soglia interiore e spoglia

di orgoglio. Sia tutta fremente d’ardore

l’amante frontiera, la sola, infinita

che genera e attinge il tuo vento d’amore.

Sia casto il tuo limen, deserto di vane

parole. Sia sgombro il confine, aperto

in eterno al chiarore di albe divine.

Foce.


Foce.

Corre alla foce il fiume nello scenario

lento. Colmo d’origine e di canto.

Il fango impetra il cuore, muto alla soglia

delle estreme ore. Il sasso s’alza in volo

e frange il silenzio nel mormorante

assolo. Il Tempo! Memoria e lacerti

d’istanti: tu speranza vai verso l’abisso

tesa, le mani senza resa, dentro

il Destino avanzi. Intrecci di arcane

voci dolci accenti, nei cori degli amanti.

Accento circonflesso.


Accento circonflesso.

Ma tu non vorrai nell’ora tarda e mite

della sera inabissarti e presto scomparire

nell’onda che lenta e furente investe

il nulla assente, la vita del poeta

e mendicante.

Abbarbicato all’orma del ricordo,

lacerto di scogliera, starai sull’irto

abisso del tuo canto. Tu, pover’uomo

muto e della storia minima memento.

Tu, accento circonflesso di Silenzio,

a lume spento, nella bella notte

che intero ne ha sedotto il Tempo.

[A te, che ancora sogni, solo...]


[A te, che ancora sogni, solo...]

La feroce muta di cinici ardenti,

ne spolpa, nel giorno felice, il silenzio.

I vinti, i cari alla terra promessa

di un Tempo futuro, perduti

nel numero immane degli uomini in coro.

Sedotti, nel canto, dall’ala tremante

dei sogni rapiti. L’infanzia nel volo.

«Dittatura e mercato»

Milano, 20

04

’999

ore 9.00

 

«Dittatura e mercato.»

Sul sentiero del mercato globale,

in ermetiche celle d’amore, occhi

aperti alla luna e sul sole,

in cammino, senza mai consumare.

In attesa di passare della cifra

il camino.

 

 

[Minima umana], in «Luce d’Abissi.», Brescia, 1999.