“Comunicare la rete”

«Comunicare la Rete» costituisce forse il punto più avanzato del mio percorso professionale nella vita precedente. A partire da lì, l’equilibrio tra esperienza passata e nuova conoscenza ha tracciato una sorta di crinale, una linea impervia e frastagliata fra la tranquillità di un possibile e mai più raggiunto approdo e la desolazione di un’infinita deriva. Alla quale mai mi sono abbandonato. Una corsa sul margine, un’escursione tra abisso e vetta.

Il profilo reticolare della mia piccola storia digitale, di giornalista e poeta, è in gran parte delineato a partire dai link di questo mio blog stesso. Ne ho scritto qui. Ne ho accennato anche qui.

Quando nel 1994 sono uscito da Madre, ho cercato di costruire, in modo coerente con il profilo professionale maturato in precedenza, una sintesi innovativa tale da delineare un ruolo di frontiera fra le diverse capacità impegnate nel mondo dei media su carta e dei nuovi media. Nel 1997, all’inizio dello stage che avrei svolto a Cremona, avevo già 2020 ore di formazione sulle spalle. Vissute frequentando corsi tra Roma e Milano. A Roma, con l’ASIG, avevo conosciuto per la prima volta sistemi editoriali e software dedicati. Da settembre a gennaio 1995, una corsa nell’alba digitale dell’editoria. Poi, Milano, con il corso organizzato dell’Ordine dei giornalisti per prepararmi all’esame di Stato, che avrei superato nel settembre dello stesso anno. A Milano, da luglio 1996 a maggio 1997, imparai come si predispone un businnes plan. Quasi un anno, a Formaper, con uno stage, breve ma intenso e non retribuito come tutti gli altri, all’Ufficio Stampa del Comune di Venezia. Ne ho lasciato una piccola traccia qui.

Sul frontespizio del lavoro che presentai in sede d’esame conclusivo a Formaper, avevo citato Abraham Reizine:Si è mai visto un mercante offrire amore al mondo? Chi porta dei buoni sentimenti sul mercato del mondo? Non hai esperienza, va’ in un’altra parte del mondo, sarai un eterno fanciullo sul mercato del mondo”.

Una frase molto olivettiana”, avrebbe commentato il professor Giovanni Bechelloni, quando ebbe tra le mani il mio volume, Progetto Anthropos, da me presentato in sede di candidatura per un nuovo corso di formazione. Selezione che superai a Firenze, dove, nel 1998, avrei frequentato, Nuovi bisogni professionali del giornalismo italiano” (altre 450 ore).

Approdai a Cremona al termine di “Telelavoro. Progetto pilota nel settore del desktop publishing”, un percorso formativo organizzato dall’Elea Fp. Lo avevo frequentato da giugno a settembre, prima dello stage che sarebbe durato tutto il mese di ottobre. La scelta di una rete civica per svolgere lo stage, mi era sembrata subito lo sbocco naturale del percorso teorico di apprendimento che avevo condotto fin lì. Una prosecuzione del tutto coerente con il cammino inizato due anni prima e ideale rispetto al profilo professionale che stavo cercando di costruire.

Le esperienze più significative erano in quegli anni a Bologna e Milano. Vicino a Brescia, era già attiva dal 1994 OnDe, la rete civica di Desenzano del Garda. Ricordo che ebbi i primi sporadici contatti con loro. Andai anche a Milano, nella sede di RCM, dove incontrai uno dei responsabili e fondatori. Mi sembra di aver avuto qualche rapporto anche con l’allora embrionale rete civica di Bergamo. Cremona mi aprì subito e senza indugio le sue porte.

Mi recai nella città del Torrazzo una mattina di fine settembre, dopo qualche scambio telefonico. Ricordo che all’ingresso della sede di RcCR, rete civica di Cremona, presso il “Politecnico”, incontrai casualmente Gianluca Attolini, che non conoscevo. La sua gentilezza e la sua disponibilità, che apprezzai da subito ed imparai a conoscere in modo più approfondito in seguito, sono indimenticabili. Mi accompagnò alla porta dello studio di Carlo Todeschini. La mia avventura in RcCR iniziò lì, quel mattino.

Furono giorni intensi e bellissimi. Pieni di speranza, di curiosità, di attesa, sul piano professionale. Vivissimi da un punto di vista umano. Non che mancassero i problemi. La lunga disoccupazione mordeva. I viaggi erano a mio carico, così come tutte le altre spese. Disponevo di un voucher per il pranzo. Quando non ero in centro città, impegnato per qualche incontro e/o intervista, consumavo i miei pasti alla mensa della CAMST, poco lontano. La bellezza della campagna, dolce come solo nei mattini d’autunno sa essere, mi ricompensava durante il viaggio, per le alzate mattutine, ad ore antelucane. Cremona è una piccola città. Mi sposatavo sempre a piedi e ciò mi consentiva, oltre ad un per me irrinunciabile risparmio, di godere scorci raccolti che mai, e che mai più avrei potuto vedere. Cammei di silenzio, intagliati nella frenesia di una corsa senza soluzione. Oasi di preghiera, talvolta, nelle bellissime chiese che costellano di luce il centro. Lacerti di ristoro . Dentro una prova che, scontando le scelte di un tempo, sembrava non finire mai e che ogni giorno chiedeva il consenso alla vita d’essere vissuta.Un rinterzare assiduo della speranza. Non sempre facile da offrire a se stessi negli infiniti scampoli di solitudine. Talvolta amici, non sempre tali negli agguati tesi dalla stanchezza.

La proposta di realizzare una ricerca su come «Comunicare la Rete» venne quasi subito. Così, dopo la stesura di una bozza di lavoro, mi misi all’opera. Nella sede di RcCR, perfezionavo la mia preparazione in ambito informatico, con l’aiuto di Tode e di Zero, le due anime tecnologiche, e non solo, della Rete. Fuori, nelle sedi istituzionali, cercavo tracce per uno svolgimento in profondità ed in prospettiva. Mi mancò, e mi è sempre mancata, ci ho pensato a lungo negli anni immediatamente successivi, la fonte che di quel progetto sarebbe stata destinataria. I cittadini. Non avrei mai potuto in un mese soltanto incontrarla. Non ce l’avrei mai fatta.

A inizio novembre, dopo circa un mese, il tempo previsto per lo stage, avevo svolto tutto il lavoro sul campo. Avevo abbozzato anche qualche prima stesura. Mancava tutta la sbobinatura delle interviste, la sintesi della documentazione. Mancava la scrittura. La ricerca era stata realizzata. Il contesto era nella mia borsa. Mancava il testo.

Non avevo un computer. A quel tempo i prezzi erano relativamente alti ed io non potevo permettermi di comperarne uno. Avevo già chiesto abbastanza sacrifici a me stesso e alla famiglia. Chiesi ospitalità e mezzi all’Elea. Mi sarei recato a Milano per mettere in bella copia il mio lavoro a mano. Mi venne concessa. Così, per un altro mese, spesso tornai nelle aule in cui avevo frequentato il corso e lavorai alla stesura della ricerca.

Ci avvicinavamo alla Santa Lucia, la santa che nella tradizione bresciana porta doni ai bambini. Poi, al Natale. Insomma, era prossima una stagione di regali. Così, la generosità di qualcuno vicino a me, mi consentì di comperare, a inizio dicembre, il mio primo PC. Un preassemblato della UNION, con software preinstallato. L’unica deroga al tetto di spesa, fu lasciata per il monitor. Comprai un Sony Multiscan Trinitron 100 sf. Spesi una cifra per me folle. Il video non mi ha mai abbandonato, fino a quando, esausto, nell’agosto scorso, dopo un devastante temporale estivo, ha dato i primi segni di cedimento. Mi sono rassegnato a dismetterlo, ma non sono ancora riuscito ad abbandonarlo al suo destino di rottamazione. E’ qui, in un angolo dello studio, inanimato e riposto a terra. A riposo, dopo inenarrabili fatiche, durate 16 anni. Mi ha assistito fedele nei giorni di lavoro febbrile, compagno di una non mai arresa speranza. Ha visto nascere tutti i miei lavori di poesia, pubblicati e no. Senza di lui, nemmeno il poco che mi è stato possibile guadagnare in questi anni, lo sarebbe stato. Tra i software, c’era un per me preziosissimo Corel Draw. Che non avrebbe svolto certo la funzione di Xpress. Ma senza il quale non avrei mai potuto all’epoca, e per qualche anno ancora, impaginare numerosi miei lavori. Il 18 dicembre, grazie al nuovo computer, in anticipo sui tempi che mi ero dato, consegnai la ricerca. Il corso era istituzionalmente concluso con lo stage. Non dovevo nulla a nessuno. Solo a me stesso. Alla mia dignità di uomo disoccupato. Alla mia piccola storia di giornalista. Un vincolo sufficiente, per me. Forse il più importante. Sempre. Come sempre.

Tre anni fa, a fine 2010, per la prima volta da quel lontano 1997, ripresi il file originale della ricerca. Ecco cosa scrissi, quel giorno, il 10 Dicembre 2010, in un appunto che ho ritrovato ora:

Sono passati quasi 13 anni, oggi, da quel 18 Dicembre 1997 in cui chiusi i files della ricerca e li consegnai a Carlo Todeschini. Da allora non li ho mai più riaperti nè consultati nè copiati, almeno in questa versione. L’ho fatto oggi, per la prima volta, e non senza qualche emozione per trascrivere qui dal floppy il file originale della stesura definitiva di “Comunicare la rete”. L’ho duplicato insieme al file del frontespizio. Durante tutti questi anni, e dal 2003 in particolare, ho seguito da lontano le sorti del lavoro, che fino ad un paio di anni fa certamente rimase in rete, disponibile per essere scaricato dal portale e-cremona.it. Ora forse ne farò un ebook per rendere il testo nuovamente disponibile.”

(Una piccola storia).

Che ne era stato della mia ricerca, dopo quel giorno? Non mi riferisco tanto al suo destino istituzionale, ad un suo utilizzo, teorico o pratico. Parziale o completo. Non ne so nulla. Mi riferisco al destino del testo in sé. So che Carlo Todeschini, dopo averlo letto, ne fece copie che diffuse in ambito istituzionale. Mio padre, totalmente digiuno di tecnica e di cultura digitale per motivi anagrafici, ne fece oggetto di un commovente regalo. Una volta ricevuto il file, andò in copisteria e ne fece stampare e rilegare, in una sobria, bella ed elegante versione, trenta copie. Me ne è rimasta solo una. Le altre se ne sono andate tutte. Al seguito di curricula personali tanto pieni di speranza quanto privi di risposta, mai. O, più felicemente, tra le mani di persone carissime e care che con me hanno condiviso lo spirito, la storia e le vicissitudini di quegli anni.

Naturalmente, la ricerca venne messa in rete, in versione Html, sul sito della Rete Civica di Cremona. Qualche tempo dopo chiesi ospitalità al collega Vincenzo Bitti, che aveva dato vita ad un’iniziativa di cui curava il sito, http://www.cybercultura.it/. Bitti, che non conoscevo allora e non ho mai incontrato, dopo uno scambio di e-mail, inserì la ricerca nelle sue pagine, qui: http://www.cybercultura.it/autori2.asp?id_autori=73

Ma sarebbe inutile cercarla là, oggi. Qualche anno dopo, il sito di RcCR divenne portale. Raccontai la storia di quegli anni in un ampio servizio pubblicato da polix.it. All’indirizzo, però, non c’è più. L’avventura del sito al quale collaborai, si concluse presto. Waybackmachine restituisce, per gli appassionati della memoria, qualche traccia del sito.

Il 23 settembre del 2003, la ricerca venne messa in rete dalla redazione di e-cremona.it, il nuovo portale, appunto. Me ne accorsi anni dopo.

L’ultimo dato del quale dispongo, del contatore di download, dice che a novembre del 2009 la ricerca era stata scaricata 318 volte.

Il portale deve essere diventato, nel frattempo, qualcosa d’altro. Non so cosa e non ho indagato. E’ una storia che non conosco e della quale dunque non scrivo nulla. L’unico dato certo a me noto, è che della mia ricerca ora non c’è più traccia a quell’indirizzo, a partire da quella data. Oggi, inizia per lei un tratto di cammino. Sul mio blog, dove la pubblico rendendola disponibile per il download. Ospite del server di Carlo Todeschini. Un cerchio si chiude. Un altro si apre e la piccola storia, nata al margine e dentro la più vasta storia, continua.

 

 

 

 

 

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