Dia-logos. [Un'armonia di note interiori].

Dia-logos.[Un'armonia di note interiori].

Il dialogo in Agapé era iniziato, almeno con lei, così e in tale spirito. Ma il dialogo, analogamente a quanto accade nell’esecuzione musicale [il dialogo può essere anche un'esecuzione del pensiero], prosegue tra parola [nota] e silenzio. E, talvolta, nel silenzio stesso si conclude, forse per sempre. Talaltra, però, le lunghe pause ispirano domande e chiedono la modulazione o la rimodulazione della nota interiore dell’uno o dell’altro, di entrambi, o di tutti coloro che vi sono coinvolti. Oppure suggeriscono di trovare, o di cercare, o di ritrovare una nuova armonia. Di ricomporre quella perduta.

Non ricordo chi per primo tra noi abbia posto all’altro una precisa domanda in tal senso, dopo una pausa di quasi otto mesi. Non so, e credo non sia importante saperlo qui, se sia stata Isabelle Pariente-Butterlin, e con quali parole lo abbia fatto, a chiedere luce sullo spartito, chiarezza sul merito e sul metodo, o se sia stato io a farlo. Certamente ho rinnovato ad Agosto il mio primo invito e in quello stesso frangente il dialogo si è aperto ed è ripreso tra noi, con un incalzare di reciproche domande e risposte.

«Sarebbe molto bello se riuscissi a tenere il suo passo e [...] potessi dialogare con lei. Si tratta almeno per me di trovare la giusta forma, il corretto modo, ed il ritmo interiore sostenibile ed adeguato»,le ho scritto.

«[...]je pense que nous pourrions essayer. Et pourquoi pas d’ailleurs sous la forme d’un dialogue, en effet ? C’est une forme très belle, et que j’aimerais investir, [...]

Dites-moi, [...], ce que vous en pensez et comment vous voyez les choses. [...]», è stata la risposta di IPB.

E’ iniziata qui una sequenza delle mie fluviali epistole digitali, alle quali Isabelle Pariente-Butterlin ha la pazienza di prestare attenzione ed ascolto e la generosità di rispondere.

«Il metodo.

[…]Il dialogo potrebbe essere nella sua forma per me tuttora ontologicamente eccellente, dia-logos [nella luce persistente di mythos, certamente]. Una persona scrive, un’altra legge e a sua volta scrive in eco alla prima, sino alla nascita, quando nasce, della terzietà di una relazione sublime nel testo. Quando l’eco interiore dell’una risuona al diapason di sé nel testo dell’altro.

[…] Il rispetto dell’identità autoriale, e non solo nominale, è per me un fondamento della poetica. [...] Perciò, anche e soprattutto nel dialogo, nemmeno le affinità più alte e più profonde che il testo rivela nell’eco della reciprocità motivano e giustificano l’assenza del distinguo. Se dal dialogo nascesse un’opera, insomma, non vi sarebbero due nomi ed un testo, ma due testi distinti in uno ed a ciascuno il proprio nome.

[...] L’amicizia, la nota interiore che caratterizza pause e silenzi nella relazione digitale e ci rende l’una all’altro riconoscibili: sono temi fondativi di cui lei ha scritto con generosa esposizione [in senso celaniano]. Se vuole e se può, continui, la prego Isabelle, ad inviarmi suoi lavori per “Agapé”.», sono alcuni dei passi più significativi, credo, almeno in relazione a questo contesto, che ho tratto da una delle mie epistole digitali.

Nelle more di uno scambio intenso, Isabelle Pariente-Buttlerin mi ha scritto infine, in modo per me esaustivo e decisivo, così:
«Je ne sais pas dans quelle mesure il est possible d’écrire à deux mains, mais l’écriture est si proche de la musique. Je crois qu’il est possible d’apporter chacun son point de vue sur le monde. Je crois qu’il est possible de jouer chacun notre partition et de trouver des modulations de ces lignes mélodiques.

Je réagis à un mot de votre courrier, essentiel,[...]».

Accepter”, il bellissimo testo che Isabelle ha unito alla sua risposta, è nato così, in tale spirito. Nell’eco di una parola che si è espansa e diffusa nell’ampiezza risonante delle sue parole.

 

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