Diario inutile. 2

Diario inutile. 2

Preghiera.

L’ossimoro della Vita urla dolente, oggi: qualcuno soffre, qualcuno lotta, qualcuno muore. Là, fuori, affacciata ad uno stesso orizzonte, Primavera nasce e sussurra, con rispettosa discrezione, l’azzurrità felice del Cielo.

Le parole hanno stamani più pudore di sempre. La mani, una stretta, una carezza, una croce tracciata su di un volto, sanno lenire nel gesto estremo. Le parole, le vere, confortare, forse, l’ultimo istante, un arco commosso e teso fra due eternità, quella di chi parte quella promessa di chi resta.

Talvolta è sufficiente che nominino le persone e le cose [chiamandole, evocandole, invocandole] in un sussulto di memoria che ha la sapida eternità di un amore quotidiano a lungo condiviso. Di una lunga partecipazione feriale.

Ci siamo presentanti nella nudità dell’anima all’appuntamento. Ci siamo detti tutto, di nuovo, della promessa e delle mancanze che in essa albergavano sin dall’origine. Non abbiamo rimorso, solo sincero pentimento per l’inadeguatezza del nostro limite che ci conduce spesso sotto la traccia alta del nostro umano distinguo, l’amorevole. Siamo stati sempre un passo indietro, nella soglia del Silenzio dove tutto si prepara ad accadere. Siamo stati al margine, più prossimi al Mistero, e più lontani dall’opulenza delle cose visibili al tatto.

Accettare è il più duro degli esercizi, quando la restituzione potrebbe chiederti tutto. Lo sappiamo bene, noi, così inclini all’indolenza dell’orgoglio e della presunzione, quando nascondiamo sotto la maschera dell’indifferenza la domanda di perdono che sale da chi ci ha umiliato. Da chi ci ha ferito. Non abbiamo dimenticato. L’estremo residuo del pudore, l’innocenza che ci guarda da dentro e che ci guida, chiede la semplicità delle parole, degli atti, dei gesti essenziali e ultimi.

Ci siamo detti tutto. Ci siamo amati per sempre, di nuovo, in uno sguardo solo, in un istante eterno. Come il primo giorno. Nella nostra promessa per sempre. Lo sgomento ha il lucore negli occhi.

La Primavera pulsa con divina bellezza nell’ansa dell’attesa. L’ansia muore lenta nel suo tiepido grembo. Scioglie i rimpianti ed i rimorsi.

Sappiamo di nuovo tutto di noi, in un solo, in un infinito istante, tutto quello che nella corsa folle, a perdifiato nel giorno, avevamo dimenticato

Tienimi qui, presso di Te, nella Luce calda degli stati nascenti, Signore!”. “Abbracciami, sono ancora e per sempre il bambino che Tu hai voluto così, nel corpo singolare, nell’anima nuda del dono, nella precisione del nome”. “Reggimi, l’anima, il cuore e la mente, nell’urto degli addii. La tua inutile creatura, cerca la Tua materna mano. Per seguirti, questa volta, verso il più lungo dei sentieri. Quello più di tutti prossimo al Mistero. Senza nemmeno immaginare dove esso possa condurre. Mi fido di Te. Temo l’ordito dolente degli ultimi passi. La primavera che incalza promette l’eternità degli Elisi. Solo Tu sai se la dignità dei giorni merita il Tuo Paradiso. Io sto nella Promessa, che accetta il proprio compimento”. “Di un’ultima, unica cosa, creatura errante ed indegna, Ti prego: tienimi ancora e per sempre nel Tuo solo vento. Vento d’Amore”.

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