Diario Inutile. 28.

Diario inutile. 28

La Luce degli Assenti. [Orazione].

O Voi, che ve ne siete andati senza il conforto di una parola amante, dentro il silenzio inquieto delle assenze, o Voi, perdonate la latitanza degli affetti nei giorni dell’ego furente. Perdonate l’indolente cadenza di giorni feriali assuefatti all’ignavia. Io spero, io credo, che nell’istante dell’ultimo abisso, preludio al Cielo, vi abitasse una Luce. La Luce più alta dei tempi in cui, creature dedite all’ascolto del vostro eletto e più singolare carisma, foste nella vita. Il dono di un sé prossimo ed aperto al noi che ci precede e che sempre ci attende. La Luce che tutto rischiara dall’origine del vostro intatto cromosoma fino alla polvere redenta del corpo inanimato.

O Voi, perdonate la mano che si sottrasse alla stretta. Il corpo che si negò all’abbraccio nell’addio. Perdonate tutto il tempo di cronos, che abbiamo perduto credendolo signore del nostro vero tempo, il tempo interiore.

O Voi, creature amanti, che abbiamo amato con insufficiente ardore: io spero, io credo che ci avrete voluto, che ci avrete saputo nell’istante estremo perdonare. O Voi!, come somigliate al noi stessi che abbiamo troppo a lungo dimenticato, mentre nell’attimo supremo la coscienza scuoteva dolcemente l’anima per sussurrarle le parole alate dei congedi e della prova. O Voi che già gustate la libertà degli eterni, pregate affinché sappiamo affrancarci nella libertà da vivi, e non siamo coatti alla finitudine ed al suo unico memento, nel durevole non ancora che ci abita.

O Voi che avete conosciuto il destino felice di stringere mani amanti nell’addio e di vedere chinata su Voi la luce ardente di occhi innamorati nel saluto, o Voi, siate grandi nel Cielo e pregate per noi. Adesso. E nell’ora della nostra morte. Dimenticate i torti, in virtù dell’eternità che ora vi avvolge in un palpabile Osanna. Abbiate infinita pietà e misericordia di noi, impegnati nel resistente esercizio di credere al sogno grande della vita. Che la vita sia un grande, inestimabile dono. Un Sogno eletto ed elettivo in cui la mano si tende ed il pugno si apre, l’abbraccio accoglie, il cuore ascolta e la mente benedice.

O Voi, pregate per noi nell’impervia credulità di tentare d’essere sempre le creature libere sbocciate nell’ora innocente del dono di sé. Dentro il quale, nella singolarità senza solitudine, siamo nati.

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