Diario inutile. 33.

Diario inutile. 33.

La Campagna/LA 2i

Ci sono state, oltre ed insieme alla vita viva e feriale, altre esperienze, altri incontri. Rare le une e gli altri. Di poche ho scritto, se non qualche cenno, nel Diario, al coinvolgimento ed al dialogo.

Di una, in particolare, che è stata a lungo per me di conforto e segno di speranza condivisa, non ho mai raccontato nulla, né accennato alcunché.

Lo farò ora, che mi sono congedato dalla partecipazione attiva.

Lo farò, quasi esclusivamente con le stesse parole che ho impegnato insieme a loro, negli incontri a distanza o nella corrispondenza.

Lo farò aiutandomi con il corollario di riflessioni e di dubbi, di sgomento, di compiuta serenità talvolta, che l’esperienza della solitudine prima e della condivisione poi hanno suscitato in me. La partecipazione attiva è iniziata a novembre del 2020 e si è conclusa nel marzo del 2021.

E’ stata un’esperienza costruttiva, umanamente bella, sebbene vissuta sempre ed esclusivamente, almeno per parte mia, a distanza. Del resto, non ho, né avrei potuto mai avere, riserve interiori rispetto alle potenzialità vera e veritativa degli incontri, dei dialoghi e delle relazioni così vissute. Il diapason delle quali è nella loro natura di relazioni spirituali.

Conobbi la “Campagna italiana per un nuovo modello di Cure Primarie” verso la metà del 2020.

Erano i mesi drammatici in cui i medici ed il personale sanitario, gran parte di coloro che si muovevano nell’orizzonte della cura, venivano definiti, spesso con qualche enfasi retorica [e presto la realtà si sarebbe incaricata di rivelare quanta poca persuasione vi fosse in molti di quei pronunciamenti, dettati spesso più da autentica paura che da vera convinzione] ora angeli, ora eroi. Erano i giorni in cui, nella terra in cui vivo, i racconti drammatici si inseguivano a ritmo incalzante, nella prossimità delle conoscenze, come nella narrazione mediatica. Accompagnati, i racconti, dalla colonna sonora delle sirene delle ambulanze, che sembrava non cessare mai. Erano i giorni dell’angoscia, vissuti in un isolamento privo [o con scarsissime, di incerta identificazione e provatissime...] di sicure referenze cliniche ed assistenziali.

Erano i mesi della responsabilità sociale che chiedeva una scelta solitudine fisica. La rarefazione, se non l’assenza, dell’incontro. Schiacciata per alcuni sulla muta angoscia di sere che si accasciavano con sollievo nella notte, come una consolazione raggiunta nell’incoscienza inconsapevole del sonno. L’indicibile omaggio allo scampato pericolo quotidiano, ed insieme l’evasione nel sogno del risveglio in un futuro libero dalla prova.

Erano i giorni in cui qualcuno, e tante e tanti insieme a lui, rivelavano quello che qualcun altro sosteneva da tempo, forse da sempre. Se il neo umanesimo sia stato solo una parentesi retorica, un lacerto di promessa, una tremula fiammella accesa ed agitata nella buia notte, spaventata e spaventevole, o sia tuttora e sarà in futuro una persuasa nota interiore, lo diranno meglio e più precisamente i tempi.

Damasco pare tuttora lontana, talvolta, oggi, più di un tempo. La conversione chiede una dura ascesa, libera da infingimenti interiori e da coazioni ad agire.

Il corpo pulsante e vivo della speranza pare del resto ampiamente disatteso anche dalle istanze organizzative di chi ha responsabilità di merito. Accartocciato, il primo, sull’oblio, cancellato dalla smemoratezza di ciò che ci è contemporaneo, che è la vera afflizione dei tempi in cui viviamo. Affondate, le altre, nella palude delle buone intenzioni e bersagliate dalla infinità di dichiarazioni e promesse che, come un boomerang, tornano a colpire gli incauti cercatori di consenso estemporaneo.

iContinuo, a distanza di un anno dall’ultimo incontro al quale ho partecipato, il racconto della esperienza che ho vissuto nel cammino del Libro Azzurro [LA].

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