Diario inutile. 4

Diario inutile. 4

Nessuno si salva da solo. [La cucina del poeta].

Mai avrei immaginato che la dimessa ferialità di parole nate quasi dieci anni fa nella cucina del poeta, sarebbero risuonate identiche nel drammatico silenzio di una piazza, consegnate alla sacralità epocale di una Benedizione universale impartita Urbi et Orbi.

28_03_2020_3Il messaggio in bottiglia che nella solitudine della mia stanza, a lungo resistente nell’indigenza della disoccupazione e nello stigma della marginalità sociale, ho sommessamente e più volte sospinto nella camera senza eco del loro destino, sembra avere trovato ieri l’elezione persuasa di un ascolto diffuso e conclamato. Spero sia anche duraturo e profondo, nella singolarità interiore del tempio che ciascuno costituisce davanti all’Eterno.

Ciò che nella storia, maiuscola o feriale, ha destino, nasce unicamente dall’Amore. Sotto il segno della forza, anche quella coatta alla paura, si accendono solo fuochi fatui.

La conversione contempla una mutazione dello statuto interiore, se un’interiorità è sopravvissuta nella tregenda secolarizzata che ha costituito per decenni la scena Occidentale. Il modello Globale. Altrimenti, della commozione epifanica di un Altrove, scaturigine e fonte di comunione, a lungo in se stessi dimenticato, non rimarrà che la stilla mediatica. Ancora una volta, solo un titolo in prima pagina.

 Repubblica_28_03_2020

Nessuno si salva da solo attende il proprio compimento nella conversione di sé che prelude il cammino dall’io al Tu divino e a quello fraterno insieme. Non è dato l’Uno senza l’altro. Al diapason di se stessi. Altrimenti non rimarranno, a campire la scena di uno stato nascente, che le memorie dei tanti primati di appartenenza che hanno scandito tutta la storia recente. Con fondamenti radicati nella memoria di un passato bene attestato. Prima l’ego. Il principio della forza consapevole della propria potenza.

28_93_2020_1L’Amore, il carattere oblativo della salvezza, che si consegna ai giorni indifesa a tutto, consapevole della propria qualità originaria di essere soltanto dono, e dunque inappartenenza, dovrà attendere, ancora ed ancora una volta. E questa sarà per l’uomo contemporaneo occidentale davvero l’ultima. Il sigillo epocale sulla fine. Della fine della sua forma storica.

Spes contra spem, il poeta intona il bellissimo ed insieme dolente in quest’ora Magnificat. Forse l’ultima, la volta estrema. Nel cuore, il Cantico di Simeone, una polifonia di perfetta simmetria interiore. L’addio alla Terra proprio mentre, finalmente!, la a lungo attesa Speranza, [Nessuno si salva da solo], inizia nel futuro, già e non ancora, il proprio diffuso compimento.

Consapevole che, con o senza l’eco mediatica, le sue parole, le inutili sempre, saranno e rimarranno le inutilissime, in assenza di una coerente testimonianza personale. Persuasa. Duratura. Singolare.

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