Diario inutile. 6

Diario inutile. 6

Nomadelfia. 39 anni dopo.

Nella temperie dei giorni drammatici che all’improvviso hanno investito le nostre vite, fino a spegnerle o a travolgerle, solo l’essenziale resiste in noi e di noi.

Ci abita, ci stabilisce e ci guida, anche verso l’Eternità aperta per sempre dall’istante estremo, e più di sempre e come non mai, schiacciato sull’orizzonte esistenziale dei tempi, ognuno di noi è solo ed unicamente la verità di se stesso. Di ciò che è stato. Lì, se mai vi sarà, cantano la promessa e la speranza di un tempo nuovo e di un uomo diverso, se la Grazia assisterà il corpo e la Luce guiderà, insieme al corpo stesso, l’anima delle cose. L’istanza spirituale dell’umano.

Per me, l’essere me stesso significa essere noi. Sono nato e rinato a me stesso 39 anni fa, al termine di un lungo cammino di rinascita ed all’inizio della vita nuova. Il 5 Aprile del 1981, Elena ed io ci siamo sposati a Nomadelfia.

Nei giorni scorsi ho ripreso il testo che avevo scritto per quel giorno e che, al termine del pranzo, nel clima festoso e amabilissimo del gruppo familiare che ci ospitava, avevo letto.

Per una singolare coincidenza, che mi venne confidata da un nomadelfo al termine del pranzo, la mia breve lettura, nella quale esprimevo i motivi che mi avevano condotto al nostro sì a Nomadelfia, non era stata registrata. Un incidente tecnico, mi era stato detto, che aveva interrotto la registrazione su nastro dei momenti più intensi della giornata.

Tra coloro che avevano partecipato al nostro matrimonio, c’erano anche alcuni miei colleghi. Fu uno di loro, Fulvio, che al momento di congedarsi, mi chiese di inviargli il mio testo in redazione. Era il responsabile della pagine giovani e, così mi disse, aveva intenzione di dedicare il numero in preparazione al tema del matrimonio. All’epoca non esisteva la posta elettronica ed il solo mezzo a mia disposizione era la corrispondenza tradizionale. Qualche giorno dopo, durante il viaggio di nozze, spedii a Fulvio il mio breve testo. Uscì sul numero di Giugno: i tempi di preparazione e di lavorazione si svolgono in un mensile con largo anticipo.

Nei giorni scorsi, sono andato a cercare l’annata rilegata che conservo insieme alle altre, memoria di 16 anni vissuti al giornale. Fulvio se ne è andato, giovane, quasi 13 anni fa: prima di aprire le pagine e di rileggere, l’ho rivisto parlare con me, in quella primavera lontana, così colma di luce, di bellezza, di speranza. Al giovane collega con il quale ho condiviso gli esordi, ho dedicato più di una pagina dei miei diari, ma non ho mai pubblicato nulla. Le nostre strade si divisero presto ed il suo destino professionale fu affatto diverso dal mio. Non ho mai voluto millantare confidenze o intonare elegie postume non suffragate da una vita condivisa. Preferisco il pudore della scrittura privata.

Il testo che lessi quel giorno a Nomadelfia è la filigrana delle nostre vite, mia e di Elena. Tutto sembra scandito con la precisione di una sinopia, il disegno che precede e prefigura l’opera. “Il perché del mio sì con te a Nomadelfia”, è intitolato. E’ una lettera a Elena, mia moglie. C’è una frase, una sola, che più di tutte campisce la mia memoria commossa, mentre leggo e rileggo: “Ma al dolore sapremo resistere, talvolta anche durante quello sorrideremo, ma dopo senz’altro troveremo il sorriso. Uguale al primo, nel primo istante, nudo anche lui come le mani, duraturo”.

Dio solo sa quale e quanto dolore abbiamo condiviso, Elena ed io. Quale prezzo abbiamo pagato insieme alla dignità delle mani nude, la verità di noi, ciascuno per sé nella reciprocità del dono.

Potrei indulgere alla memoria tracciando il profilo che spesso restituisce l’esperienza. La quantità degli anni ed il suo corollario, la stanchezza. Non è così. Sento solo ed unicamente la levità del dono, la Grazia cui va il mio grazie, di un tempo duraturo vissuto insieme. Un valore inestimabile dentro il quale non accampare alcun personale merito.

In una delle omelie in Santa Marta, nei giorni scorsi, Papa Francesco ha parlato della Fede come di un’alleanza. Tre, ha detto, sono i caratteri distintivi del cammino condiviso con Dio [la Relazione per eccellenza, la Relazione eccellente]. Tre i momenti. C’è una promessa, ha detto il Papa. C’è l’alleanza. C’è la fedeltà. Mentre leggevo commosso il testo che scrissi allora, mi sono tornate alla mente le parole di Papa Francesco. La relazione con Dio è una Relazione d’Amore. Solo l’Amore è in grado di sostenere un’alleanza fedele. Duratura. Per questo forse l’amore dei due è l’archetipo dell’amore di Dio. Anche noi abbiamo vissuto una promessa, abbiamo stabilito un’alleanza. Le siamo stati fedeli. Ho sentito scorrere in me l’eco dei giorni più duri, quando la nostra mano nella mano, quella di Elena e la mia, la nudità delle nostre vite indifese ed impotenti nella prova, erano tutto ciò di cui potevamo disporre ed erano tutto. La nostra alleanza si rinsaldava, al fuoco lento della prova e le mani nude e serrate recitavano l’evangelico ut unum sint di Don Zeno e di Nomadelfia. Rinuncia a possedere e resistenza nell’alleanza. Perché il mio sì a Nomadelfia…

Del resto, il nostro minuscolo tempio domestico, è stato anche il luogo dell’esercizio della democrazia. “La democrazia comincia a due”, scrisse Luce Irigaray. Non c’è nessun altro luogo di apprendimento della democrazia che non sia la comunità di chi convive. L’esercizio feriale del rispetto, dell’osmosi continua di vita, del confronto trova nell’alleanza d’Amore una culla di senso e di significato che solo la Grazia può e sa sostenere. Perché solo nell’amore si impara. E si conosce.

Nulla intorno, nella ferialità vissuta, mi parla e mi ha parlato quasi più di Nomadelfia. Solo lacerti di fraternità e stremate e dolenti resistenze nell’alleanza hanno reso conforto alla solitudine. E’ giusto così. Non ci sono né premio né prezzo per il cammino della Grazia. Perciò è ed è stato tutto inesorabilmente giusto così. Don Zeno, sento, ancora e per sempre ci sorride, dal grembo della Terra in cui riposa e dove ci accolse un giorno per riconoscere la nascita della nostra promessa e della nostra alleanza. Nella fedeltà.

 

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