Diario inutile. 9

Diario inutile. 9

In Cielo fioriscono i ciliegi.

Lan Lan Huê tiene alto il filo dell’incontro nel dialogo interiore che serra lo spazio ed estingue il tempo. Siamo vicini da lontano, in una scansione temporale che conosce unicamente la fedeltà nel reciproco dono della riflessione condivisa.

Era il 25 Marzo quando Lan Lan scandiva l’eco delle mie parole nelle sue e restituiva luce nel canto:

il rollio del tempo/ nella risacca delle sue onde/

i colori delle brume /e la loro eco incessante/

il ragno del giorno/ all’angolo del muro/

che fila l’acqua viva/ nei suoi riflessi del mezzogiorno/.”.

[“rouleau du temps/en ses vagues ressac/
brumes couleurs/sans cesse échos/
araignée du jour/au coin du mur/
qui file l'eau vive/de ses reflets midi/”.]

 

L’acqua, nella sua corsa impetuosa, colta nelle immagini che ne accompagnano la corsa verso il destino: tra le rocce, nei salti dei sassi feriali, dei talvolta grigi abissi, giù, fino alla quiete raggiunta. Dove l’acqua si placa, nella verdissima pace di un’oasi raccolta. Di meditazione. Di solitudine. Di silenzio. L’impeto della corsa e l’Armonia del raggiungimento stanno insieme, nell’ultima immagine, chiara di una Luce umbratile che filtra, dolce e tersa, dalla fessura che apre sul cielo tra i rami.

Le fleuve parle-t-il toujours dans la douleur et le Silence? L’âme du monde continue-t-elle de s’épanouir dans les belles fleurs de votre jardin?, ho chiesto a Lan Lan. Mi ha risposto così. La certezza della Vita che tuttora fiorisce, nell’orizzonte dolente che non concede ciniche indulgenze, ha ancora, nella gratuità che divina sboccia, una promessa di Bellezza.

Dopo avere tradotto con l’acuta precisione intuitiva che la distingue il punto dell’ultima pagina del Diario inutile, con parole poetiche si è inerpicata lungo i sentieri di un presente che chiede [anche] la semplice spoliazione da tutto, nella contemplazione della Vita che accade. Attesa e maestra di semplicità nel dono di sé.

sulla terra come in cielo/

i ciliegi fioriscono/

ed io tossisco/ ( nomiyama asuka )”.

[“sur la terre comme au ciel

les cerisiers fleurissent

et moi je tousse ( nomiyama asuka )”.]

 

la loro attesa, di anno in anno/

effimeri/

semplici sono i vostri nomi/” (Lan Lan Hue).

[“leur attente tous les ans/

éphémères/

simples sont vos noms/”(Lan Lan Hue).]

La caducità della Bellezza, che sempre ritorna ad ogni anno, con la forza semplice della forma e dei nomi. Il miracolo della vita che nel mistero del suo eterno ritorno manifesta la fragilità del limite in sé. Nascere e morire. L’umano che sale sino alla soglia smemorata di sé, che più non ricorda e non conosce l’interezza del proprio compimento in cui si racchiude ab origine il limite nella forma terrena. Mentre i ciliegi, anche in Cielo, continuano a fiorire in eterno…

Il tempo [la coscienza è il tempo, autocit., Exsultet, 1990] passa al setaccio la vita. Solo la grana fine di ciò che ha fondamenti interiori nella verità [le fondamenta del vero] passa attraverso la rete sottile dei tempi. Verso l’approdo del Tempo [tempi e Tempo, Paul Celan]. Solo la verità delle promesse conferisce loro statuto duraturo. L’amore. L’amicizia. La confidenza nella trasparenza del dialogo. Senza strumentalizzazioni e senza infingimenti. La verità di sé si espande ed accoglie nella relazione con l’altro da sé unicamente se gli statuti interiori del dialogo sono aperti uno all’altro e sono stabili nella autenticità dei propri fondamenti.

La distanza, lo spazio, i tempi, la durata, gli strumenti, i mezzi, non hanno alcun vanto nell’osmosi rivelatrice della Relazione [la Relazione è rivelazione, autocit. Vigilie in esilio, 1996]. Nelle Relazioni Spirituali.

La comunità, la comunione dei due, non ha alcuna necessità contestuale della presenza fisica. Del corpo. Come avrebbero potuto, è solo uno fra i tanti esempi possibili, trovare destino epistolari colmi di infinita empatia, se così non fosse stato sempre? Al contrario, vi sono presenze fisiche, prossimità feriali, assidue che non generano alcuna comunione. Dentro le quali il dialogo si infrange, se mai nasce. Quale è dunque lo statuto ontologico delle relazioni umane?

Ogni volta che mi accingo ad entrare in dialogo con i lontani [come con i prossimi], così come con Lan Lan ora, sempre mi chiedo, chiedo a me stesso se i fondamenti dell’alienazione, l’assenza della verità di me stesso, o della gnosi, qualche indulgenza all’inconciliabilità tra spirito e corpo, abbiano corrotto la purezza della mia attesa di comunione. Se il dubbio persiste o si radica in me, significa che la soglia dell’essere inclina all’una, l’alienazione, o all’altra, la gnosi. Se la via del dialogo è pervia, significa che il sentiero dell’attesa e dell’incontro è pieno di luce e di speranza. Aperto. Allora la parola, con qualunque mezzo ostesa, anche nessun altro che non fosse il semplice e primario, la bocca, non è altro che ciò che vorrei sempre fosse, viatico e promessa di comunione.

Accade unicamente per Grazia. Quando la persona ha posto in essere tutto il proprio talento, agostinianamente, e tutto il proprio carisma, qualunque fosse il valore dell’uno o dell’altro, a ciascuno il proprio dono, allora il Cielo dell’incontro si dischiude. I ciliegi regalano una nuova fioritura. E non importa che il corpo del poeta, chiuso nella propria leopardiana e consapevole ed ontologica finitudine, abbia qualche colpo di tosse… L’attesa è per l’eternità del tutto, che, nella semplicità dei nomi, annuncia diuturnamente il Suo per sempre.

2 thoughts on “Diario inutile. 9

  1. Le dialogue avec vous m’est précieux plus que jamais, en ces moments, et votre méditation poétique m’aide à garder haut l’horizon intérieur.
    Merci infiniment, Huê,
    GM