Fessura di Silenzio.


Fessura di Silenzio.

Se la parola, l’arte, la religione, la scienza, la cultura, se la vita che ne è testimone e garante sono straniere, esiliate dalla sterminata potenza di un mondo in armi. Dalla sconfinata violenza del terrore che ne dissemina il mondo. Dall’ingiustizia e dall’iniquità che la menzogna ed il privilegio spandono a piene mani. Dal cinismo che irride l’innocenza e la disperde ai margini dei tempi.

Se l’uomo è straniero a se stesso, all’io profondo che sostiene il dialogo e attinge la Luce interiore.

Se il canto del poeta è una nota la cui eco giunge da un remoto universo di speranza perduta alla ferialità ed alla Storia.

Se tutto è in armi e la belluina diuturna fatica dei vincenti sopravanza di tanto e annichilisce la voce degli ultimi e dei vinti.

Tu, senti, come dolce azzurro sale dentro dal confine silenzioso l’insensato grido. La felicità del canto. Scampato al terrestre naufragio, abbracciato all’incantesimo celeste. Non può piegare a terra lo sguardo accampato nella tragedia. Il dolore ha consumato tutte le fibre del giorno. Solo questo Silenzio, che tu ascolti da una Fessura  intonsa, così intenso e profumato d’eterno, ti scampa al giogo estremo.

I parassiti esistenziali ed intellettuali sono sempre all’opera, nel tentativo di degradare l’innocenza. Gli innocenti non sono utili idioti e sono al servizio di nessuno. Gli opportunisti, gli attendisti di ogni genere e latitudine, lavorano indefessamente nel tentativo di derubricare le scelte etiche consapevoli a semplici accidenti della storia individuale e collettiva. I giusti non sono ingenui attori di un’equità inconsapevole di sé.

E tu che tremi nell’infanzia dei tempi nascenti, guardi incredulo l’orizzonte. Quante morti hai vissuto prima che il gioioso osanna ti risuonasse dentro? Quante sconfitte hai scontato perché l’alba fosse almeno un’ipotesi, oltre la tua di sempre speranza, un vivo virgulto? Sei solo. Sei nudo. Sei una parola ed un corpo, forse un nome soltanto, sulla riva del tuo tramonto. Eppure sei vivo, esile e solitario, sei, come fosti all’origine del canto, unicamente un sussurro.

Comments are closed.