«Ho ascoltato il Silenzio». [Primavera].


«Ho ascoltato il Silenzio». [Primavera].

Il ricatto silente ma non muto dei vivi morti dentro si affaccia alla tua soglia. Nei giorni in cui la Bellezza sembra un delirio insensato sulla minuscola soglia del tuo infinitesimo mondo, si affacciano. Nascosti in una flessione ipocrita dell’innocenza pentecostale, armati di uno stile sublime, la verità di sé in similpelle, ti tendono una mano. L’altra già impegnata a trascinarti a terra, quando saprai, secondo loro troppo tardi, che il fine dell’abbraccio non è stato mai per loro la comunione.

Devi attraversare molto silenzio ed una lunga notte interiore, devi indugiare ben più dei quaranta giorni nei deserti orfani di una profonda speranza. Non devi desiderare più nulla, essere casto come nell’infanzia eroica dei bimbi consapevoli di tutto e felici solo del fiore che sboccia, nella tenue carezza amante di chi li accudisce per sempre.

Sic transit gloria mundi. La fotografia intatta della felicità persuasa che hai vissuto, ti sorride come da una lapide dei giorni. Allora ascolti il palpito, il muto respiro che sale dal prato del tuo silenzio e ti inginocchi, al margine della vita e preghi nella solennità di un tempio senza confine ed il nome del cui Dio non ha alcuna importanza. Potrebbe chiamarsi Nessuno, mentre le trombe discrete dell’Eternità intonano in te il più puro, il più alto degli Osanna. Mentre l’Infinità si apre come un oceano di canto e si posa sulla tue palpebre, quasi a chiuderle, affinché la troppa Luce non ti accechi. E come un manto si stende fresca sulla tue ali, perché il sole non le disciolga, come già fu nel mito. Rimani a lungo così, mentre in te stesso il Tempo sussurra. Sì, siamo eterni ed infiniti, dentro il piccolo guscio di noce di un corpo che sconta il limite nella temperie dei tempi. E sente con Nostalgia l’Origine e vive con Speranza il Destino. Unito, dentro, non divaricato dall’Alfa e dall’Omega della vita intera e qualche volta miracolosamente intonsa. Illesa o risorta nelle ferite inferte dalla ingenuità del male.

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