Il Silenzio dei giusti.


Il Silenzio dei giusti.

In un diluvio di retoriche parole, di ipocrite rappresentazioni di sé, permane, silente e remota nel cuore dei tempi, l’indefettibile Speranza. Un accento coerente che sparge luce intorno, anche quando non vista rischiara lembi marginali ed emarginati della ferialità.

La tracotanza verbosa dei prepotenti e dei bugiardi forse vincerà la prova nel qui ed ora delle circostanze. Quelle in cui la pigrizia dei pavidi aggiusta le cose alla misura minoritaria del proprio sguardo. Solo l’autorevolezza dei miti snuda la verità dei fatti sulla scena lunga del Tempo. L’unica in cui la vita attinge e dona senso.

Il grido nichilista e secolare della contemporaneità scorre nelle vene della quotidianità. Le sorgenti interiori pure attingono altre fonti. I servi ed i conformisti provocano i giusti. La folla plaudente, chiusa in una bolla di autoreferenziale autostima, proclama sempre l’innocenza di Barabba. Giuda Iscariota è al lavoro e spesso ha il volto noto di colui che sospetti.

La mano tesa del fratello ed il suo abbraccio sono l’irresistibile sogno che ti fa compagnia sin dalla prima giovinezza. Lo sai da sempre tale, un sogno. E sai che l’utopia è un non luogo dell’anima che non ha patria né bandiera. Non possiede nulla ed abita sempre da precaria un sito incerto ed insicuro. Sei nato nudo e nomade. Ed ora che ti accingi a restituire al generoso Signore della Vita almeno il corpo che ti fu dato in dono, sai che di te resiste e solo esisterà per sempre lo Spirito. Quella faccia bella che ai tremebondi appare incomprensibile. Perché non parla il dialetto degli accenti ombelicali ed ha qualcosa di aristocratico e fiero, di sempre dolorosamente vero inaccettabile nella lingua meschina del calcolo. La misericordia sospinge l’onda della pace dentro il Silenzio. E’ lì che la giustizia degli uomini veri lavora e talvolta riposa.

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