Il Silenzio [Per sempre].


Il Silenzio [Per sempre].

Il Silenzio, quello tendente all’Assoluto, di cui ciò che sperimentiamo nelle pause musicali e nel bianco tra le parole e nella zona muta nascente tra le voci è solo una minuscola parte, la flessione terrena e secolare della sua visione eterna e adulta, ha la sapida bellezza della libertà.

Il Silenzio è un presagio dell’Eternità. E’ una scintilla dell’Infinito. L’indicibile, che è per il poeta l’indecidibile, ne tenta una traccia, alla soglia estenuata in cui si incontra confidente il Mistero.

Quando ti avvicini all’Inattingibile, senti crescere in te uno dei paradossi più significativi e rari, tra quelli che abitano l’umano. Taci, in ascolto del suo mormorio. Ti pieghi dentro come un giunco, per fare spazio alla sua inestinguibile ed inestimabile voce. Tutto è più chiaro. Tutto è chiaro. Il brusio ininterrotto cessa. La brezza lieve di un vento che distingue viene avanti piano nella radura dell’incontro. E’ lì che sai che cosa è vero e che cosa è falso. E’ lì che apprendi per lievi scarti di senso o nell’attimo della folgorazione chi mente, anche a se stesso. E’ lì che la traccia del bene sfugge i profili manichei di giudici vindici e spesso corrotti e quella del male si mostra, nella sua impietosa valenza di ottusa condanna.

E’ lì che l’arbitrio apparente si mostra per quello che davvero è, un sintagma di libertà che il divino ha posto in te, l’accento sublime della Libertà. Quello che ti fa responsabile, anche di te stesso, davanti a te stesso, un accento d’Eterno.

Tu hai fretta ed il Silenzio è solo un olocausto di buone intenzioni, per te che corri nella deriva della vanità e del potere.

Tu sei avido ed il Silenzio è una sequela di maschere alle quali ti affidi, istante dopo istante, in un’opportunistica e sgangherata danza che è solo una parodia dell’Umano.

Lo so. Anche la Misericordia, la Carità, la Pietà abitano il Silenzio e ne sono parte integra e pervasiva. Lo so, l’ultimo Requiem ha sulle labbra una parola sola, sussurrata, perdono. I pallidi fiori tremuli delle tue infanzie dimenticate ti lasciano un residuale surrogato dell’innocenza. E’ una cosa triste. Per questo, quando la incontri, tenti di suggerne il sangue. Cancellandola. Uccidendola. Sovrascrivendola. Ignorandola. Tentando di occuparne l’anima, il suo Silenzio. Come se la sopraffazione e l’abuso potessero avere lo stesso sapido gusto del dono. Te lo devo dire, mio carissimo fratello ostile per vocazione: sei anche ottuso. La Libertà è un dono che ti abita nel Silenzio. E’ lì che devi scoprirla. E’ lì che devi guadagnarla a te stesso. Lascia stare gli innocenti. Il loro sangue non ti farà risalire di una sola iota nella scala interiore che devi ascendere da te stesso, compiendo i feriali esercizi spirituali che hai dimenticato da tempo e forse per sempre.

 

 

 

Comments are closed.