La casa dei testi.

home page. (la casa dei testi).

Se riprendo e cito sempre più spesso miei testi, fino ad oggi dispersi e sparsi in rete, disseminati negli anni da ospite di spazi digitali altrui, e li raccolgo qui, su extemporalitas, non è per un accesso di megalomania tardiva, senile. O almeno spero non sia così. Sarebbe per me una beffa atroce spendermi per rinterzare il mio profilo autoriale, dopo che per una vita intera ho abbracciato, praticato, coltivato, scelto il margine.

Se lo faccio, è perché sento (più) prossima ora anche fisicamente l’ultima soglia. Quella per passare la quale è necessario un fardello leggero ed essenziale. Uno snodo di passo del cammino che sempre più spesso, e più di sempre, invita la coscienza alla prova di sé, al dialogo serrato con la verità che la abita e della quale ho tentato di essere testimone coerente.

So che questa piccola ricognizione, questa operazione di scandaglio casuale della memoria e della rete, riconduce tutto ad un esito il cui statuto unitario ha quale solo carattere distintivo uno stato in luogo. Un accento ontologico modesto, se non minimo, secondo la mia visione dell’opera. Un accento poetico affettuoso, ma del tutto insufficiente per denotare una poetica. Lo statuto dell’opera d’arte chiede ben altra profondità che non quella dell’essere nello spazio, dello stato in luogo.

Eppure, quasi del tutto casualmente, post dopo post, mi sono ritrovato a pubblicare qui alcuni dei commenti che, durante quasi vent’anni in rete, ho disseminato un po’ dovunque. Qualcosa del genere iniziai a fare qui, quando decisi di lasciare solo la home page di mendicanti. Non andai molto oltre uno scarno ed incompleto sommario.

Ogni volta che accompagno qui un mio testo, mi sembra di portarlo a casa. Non perché sia convertito alla smania del possesso. Personalmente, dolorosamente passate alcune soglie in anni lontani, mi sento a casa dappertutto ed in nessun luogo. Quanto ai testi, avendo sempre creduto e sostenuto che i miei libri (ed i miei scritti) sono i miei figli, mi è sempre piaciuto lasciarli andare nella vita con le parole del poeta:

 

“I vostri figli non sono i vostri figli./ Sono i figli e le figlie della vita stessa./ Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi,/ e non vi appartengono benché viviate insieme.” (Gibran Kahlil Gibran)

 

Non perché abbia vissuto secondo la convinzione che l’autore sia e debba essere un inutile orpello nella post modernità. Non ne ho mai praticato una visione impositiva o puramente nominale. Non vi è in me alcuna flessione contrita nell’affermarne la dignità di persona con diritto identitario. Che, lo ripeto, è altro dalla declinazione puramente istituzionale e/o nominale. Ne ho scritto ampiamente anche su questo stesso blog, in “L’autore di diritto”, tra altri testi.

Del resto, non ho mai condiviso né particolarmente stimato la posizione, non so se ispirata più a decente umiltà o più a demagogia, di chi condanna a parole la sindrome moderna dell’autorialità ed i suoi epigoni più acclamati (che spesso sono tali per meriti tutt’altro che autoriali), per poi sigillare con l’imposizione del proprio ruolo intellettuale, con la firma, e con un presenzialismo invasivo e sospetto la più paradossale delle contraddizioni. O forse è solo la vanità che si nasconde sotto i panni dell’ipocrisia. Per non dire degli anonimi a metà, quelli di cui chi deve sapere sa tutto, mentre essi si trastullano nell’infingimento di una improbabile identità collettiva, magari ancor meglio dissimulata con uno pseudonimo. Non è il mio genere. Come scriveva Franco Fortini in una sua poesia, che cito a memoria, ma spero nel rispetto del senso, quelli che dicono noi pensando io. Preferisco un io chiaro e denotato, anche nominalmente, aperto all’abbraccio del tu e se serve pronto al sacrificio del sé per il noi.

Da anni vorrei (e per anni avrei voluto) trasferire qui anche mendicanti. Ora non v’è quasi più nulla, se non appunto tale lacerto di sommario. Di alcuni dei commenti citati, non v’è più alcuna traccia ed il link giace del tutto inutile a segnalare qualcosa che fu e non è più. Mancano altri testi, commenti, epistole elettroniche, interventi in rete.

Credo che piano piano, seguendo l’indole relazionale delle occasioni, una lettura, un dialogo, un confronto che risvegliano in me l’eco di parole scritte un tempo in rete, porterò (anche) qui gli scritti. Non è una promessa che faccio, nemmeno a me stesso. Non è un progetto. E’ forse solo la gioia di sapere che tanti miei testi dispersi potranno un giorno essere ospiti anche in questa casa.

 

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