La giusta direzione.

 

Diario inutile. 13

La giusta direzione.

Carlo Todeschini, anima digitale di uno dei primi progetti di telematica civica in Italia, nella seconda metà degli anni Novanta, RcCR, ripropone ora lo spirito originario ed originale della sua passione, umana e professionale. Torna al posto delle fragole, che abita irrevocabilmente ciascuno di noi e riaffiora, talvolta e negli istanti colmi di Grazia, quando i segni dei tempi   rivelano le sorgenti, nella temperie carsica della storia, maiuscola o minuscola di tutti e di ciascuno.

Con identica, feriale dedizione e con uguale fiducia della singolarità responsabile di ciascuno nella relazione, in ogni relazione, peer to peer, Tode  ripropone la tecnologia come strumento funzionale alla comunità. Consapevole del fatto che la comunità non è mai, né mai potrà essere, una derivata della tecnologia, qualunque essa fosse. Dalla pietra affabulatoria dei Flinstones alla concreta silice che ha acceso la modernità. Certo e convinto, Tode, che la comunità è l’anima di ogni progetto tecnologico. Un organismo vivo e che tale è sarà e rimarrà fino a quando non si consegnerà alla subalternità organizzativa. Una supplenza o un surrogato che piano piano sovrascrive e lentamente spegne la pienezza esistenziale delle origini.

Ho sempre seguito fin dai primissimi giorni il drammatico incalzare della pandemia a Cremona, che ha preceduto di soli pochi giorni una stessa e forse ancor più virulenta diffusione nella mia città. Una città che ho molto amata, Cremona.

E’ stata per qualche anno il mio discreto e fugace rifugio, in uno dei momenti più drammatici della mia storia professionale. Insieme alla preziosità di qualche raro incontro vero, in quegli anni sopraffatti quasi dovunque dall’ipocrisia e dal cinismo, gemelli omozigoti nella gestazione dei tempi devastanti che abbiamo vissuti, la città mi ha offerto scenari di consolante bellezza, a me fino a quei giorni sconosciuta.

Spesso, durante le pause tra un impegno e l’altro, mi sono rifugiato ed immerso nelle sua strade. Per meglio cogliere, nella solitudine e nel nascondimento che alcuni percorsi del centro storico così bene custodivano, nelle ore orfane di una frenesia altrove incessantemente a dimora, senza remissione, la Luce inesausta della Speranza. Non dimenticherò mai il giorno in cui, al termine di un lungo peregrinare a cavallo del Mezzogiorno, mi ritrovai in Sant’Agostino sopraffatto dalla commozione. Rimasi a lungo in quella sospensione di Luce e di bellezza, che mi aveva attratto e che sembrava non più lasciarmi. Un ricordo che è rimasto per me, più del tanto rivelato e svelato dalla memoria e dagli incontri, l’icona insieme felice e dolente di un tempo custodito nella densità infinita di un transito da un’epoca, quella nella quale sono nato, ad un’altra, tuttora in embrione e la cui forma compiuta mai vedrò.

Così, ieri sera, dopo avere letto i dati riguardanti la città, mi è sembrato del tutto naturale inviare un sms a Tode: “Carlo, ho letto poco fa, Cremona, 0 contagi! Ce la state facendo almeno voi?”. Dopo un breve scambio, uno dei tanti di questi anni e degli ultimi mesi in particolare, che hanno caratterizzato il nostro dialogo, di prossimità e di distanza anche quello, dall’andamento sinusoidale e a tratti sincopato, Tode mi ha risposto: “Ti voglio parlare del progetto che abbiamo lanciato ieri. Dai un occhio a therightfoot.site”.

Tra ieri sera tardi e stamani ho dato più di un’occhiata: nelle more degli ultimi scambi, me ne aveva accennato. Ora so che Tode è tornato nel luogo dell’origine, quello che sempre informa e sostiene gli stati nascenti.

I nostri tempi, per chi ha potuto, voluto, saputo leggerli dentro se stessi ed in profondità nel cuore dei tempi stessi, sono fitti di tali condizioni sorgive. Come è giusto che sia in un’epoca del tramonto  che prelude naturalmente alla nascita di un’altra epoca. Le parole solitarie di chi apre le strade all’avvento di forme nuove, ciascuno secondo il proprio evangelico talento, sono le gocce d’acqua che compongono il fiume della Storia e della Vita.

Ciascuno la propria goccia: perché, come scrivono Tode ed i suoi nello spazio dedicato alla missione: “Vogliamo trasformare tante piccole voci in un grande coro”.

Il grande coro della Vita, che, ora lento ora lieve, ora rapido ora furente, eternamente scorre verso l’infinito Mare del proprio per sempre. Ciascuno intonando la singolare, l’indispensabile, la libera e gratuita, la feriale nota.

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