La parola, un minuscolo accento di luce.

La Parola, un minuscolo accento di Luce (La cecità del poeta).

Ci si sente minuscoli davanti all’infinità dello spazio, all’eternità del tempo. Si comprende che il proprio sguardo umano è ontologicamente miope. Lo è strutturalmente e per destino. Ci si rende conto che, tanto più l’anima tende verso orizzonti lontani, l’ignoto laico, il mistero della religio, l’incognita della scienza, tanto più ci conforta la stabilità interiore dell’occhio minuscolo. Quello che sembra stabilire, cogliere ed insieme carezzare il confine del mondo a noi conosciuto, quello cui è possibile accedere, e invece ci offre una miniatura del cosmo aperta a tutti i possibili sogni. L’infinitesimo per l’Infinito. L’istante per l’Eterno. L’impercettibile per l’evidenza estrema…

L’epica feriale, sabbia dei giorni poeticamente posata sulle dita della nostra quotidiana esperienza. Ai bordi di un mare che, ora dolce e sommesso, ora spumeggiante ed irato, depone il suono e l’acqua e il tempo sulle rive del nostro silenzio. Vediamo con occhio interiore un presagio dell’infinità che pare lontana e sfocata e che a tratti, nelle epifanie più intense, è così presente al nostro reale, così viva! Allora il balocco divino posato per incanto nel grembo del nostro giorno, è una geniale struttura di minuscoli presagi. Un’intuizione impercettibile che apre il caos delle cose alla sinfonia del Cosmo. Un istante che, commosso, traccia la linea dell’eterno per infinitesimi scarti di senso e ci detta, ora con gioia ora con stupore sgomento,  la nota interiore del nostro essere vivi. Il quotidiano metronomo, che scandisce la minima nella composta musica di un’armonia senza confine e senza tempo. La Luce dentro.

Il poeta è cieco. L’aedo, il mistico ed il profeta attestano l’oltranza di una miopia di sguardi che risuona dell’incantesimo di un Altro sguardo. Di uno sguardo altro sul mondo. Nella silente duna dell’arenile. Nella ferialità scandita dal suono di una moltitudine di esotericamente inutili, e perciò poetiche, cose.  Cieca a se stessa. Chiara al poeta. Un grano di sabbia. Un seme sparso nel vento. Un lacerto di silenzio. Un lampo nello sguardo di un fratello vinto. Un furtivo gesto di speranza, quando una mano si stende protesa al conforto, al saluto, all’abbraccio. Quando la parola, un minuscolo accento circonflesso di luce cosciente sul buio del mondo, accende di luce e di senso la notte del giorno.

PS Ho scritto questo testo in risposta a ed ispirato da questo post

2 thoughts on “La parola, un minuscolo accento di luce.

  1. Cher Giordano ne m’en veuillez pas si je n’efface pas vos commentaires … Ce serait un geste si absurde. Et je ne peux l’envisager sauf si vous le préférez. Ce repli sur le minuscule après l’infini est, vous l’avez si bien senti, la tentative de tenir un fragment d’infini. De s’en tenir à un fragment même si nous rêvons tous de l’infini que nous ne pouvons retenir. Je suis si en accord avec ce que vous écrivez. Très amicalement à vous. ipb

  2. Grazie, Isabelle, sempre tanto generosa del suo pensiero. Le ho chiesto di cancellare il commento, per non disturbare troppo lei ed i suoi lettori auxbordsdesmondes, con una mia approssimativa interpretazione dei suoi bellissimi minuscules Ma sono felice di rimanere là, soprattutto e soltanto nell’eco del suo pensiero. Così originale, sempre aperto all’alterità, alla ricerca, all’ascolto profondo ed intenso dell’infinito. Grazie. GM.