[3] Etica ed etichetta.

La resa di Natale.[3]

etica ed etichetta.

L’appartenenza era divenuta il lavacro di ogni responsabilità civile. Era sufficiente disporre di un’etichetta ben posizionata, stabile e dominante, nel mercato di riferimento per poter abdicare a qualsiasi prospettiva etica. Un ipocrita poteva benissimo essere acclamato sotto l’ombrello garante e confortevole di una legittimante scelta di parte. Anche un mediocre prosseneta seriale dell’impegno e della parola, aveva imparato ad allontanarsi con discreta, feriale disinvoltura dissimulante lungo i limiti delle diverse appartenenze, scostandosi piano dall’una all’altra apparenza. Con un semplice, elementare switch, nel trionfo di simulacri di valore ridotti a slogan.Una sempre più folta schiera di fregoli mediatici si muoveva con abilità comunicativa parossistica ai confini del senso.Indossando le parole necessarie, spesso i luoghi comuni, malgrado fossero state fino a poco prima quelle distintive di una diversa appartenenza.Il potere dell’apparenza e l’apparire per lucrare altro e sempre maggiore potere avevano sterminato la prospettiva residuale dei principi condivisi. Nella identificazione del bene comune, se ne adottava una forma liofilizzata per statuire l’assetto variabile utile a difendere sempre e comunque il proprio interesse nel qui ed ora della storia. Una forma degradata del relativismo etico, che attingeva, al contrario, il fondamento ideale di una comunità, attestato in un credo partecipato da tutti e da ciascuno testimoniato.

4. Monasteri di Senso.

5. La livella della visibilità

6. L’Idiota contemporaneo

 

 

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