[4] Monasteri di Senso.

La resa di Natale.[4]

Monasteri di Senso.

La democrazia ridisegnata nella modellazione di narrazioni sempre incalzanti soffriva l’afasia dei miti. La fragile malinconia dei vinti, resistente nella parola vera, generava nicchie di vita, nuovi monasteri di senso ai margini della barbarie. I ribelli raccoglievano lacerti di coscienza e portavano con sé i residui brandelli della conoscenza, il nuovo lievito del futuro cancellato pro tempore dall’urgenza, veloce ed incalzante nell’invasione pervasiva di ogni rivolo feriale, dei dominus finanziari e tecnologici. Un’antropologia reticolare sostenuta da astrazioni ben radicate nel presente e devote allo spirito secolare di un mondo al tramonto, dimentico di sé, del proprio passato, e prossimo da tempo al naufragio in un imprevedibile futuro.

I Conducătores dell’apparenza, dispensando briciole di benevola condivisione, guardavano magnanimi gli orizzonti conquistati. Era il solo istante in cui il loro sguardo ombelicale si alzava per ammirare compiaciuto la terra di una rappresentazione di sé sulla quale non tramontava mai il sole. La comunicazione globale perpetua risuonava lontana, un fastidioso brusio, all’orecchio del vinti dentro. Nessuno tra loro avrebbe mai potuto accettare la sola verità che li avrebbe scampati alla sola guerra che avevano perduta. Quella combattuta dentro se stessi, contro se stessi. Dove avevano sterminato fino all’ultimo cromosoma del fenotipo umano. Sacrificato sull’ara onnipotente di sorti non più da tempo magnifiche, e ormai, la crisi disse, nemmeno più progressive.

5. La livella della visibilità

6. L’Idiota contemporaneo

 

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