La vita e’ un’infanzia meravigliosa.

La vita e’ un’infanzia meravigliosa.

Credesti, un tempo, fosse lallazione, lo stato nascente della lingua e di una civiltà nell’alba di un tempo nuovo. Ora temi sia il balbettio di una creatura morente. Il suo dire frammentato, orfano della memoria, quel miracolo di senso che rende l’unità coesa dell’essere e delle cose tutte. Abiti la “terra del tramonto” (Ernesto Balducci) con la consapevole dignità di chi vive la fine. I colori dell’autunno suonano al diapason di se stessi una nota lancinante. Il furtivo presagio dell’inverno si mostra in un lacerto innevato del silenzio, sull’abisso del nulla. L’albero dai rami secchi nuota nel vento. Solitario. Solipsistico. Eppure sai che la vita nasce, qui, o altrove, la civiltà rivive. Ha nello sguardo l’eco dei millenni e risonanze interiori dei tempi che hai amato. Ancora non conosce la signoria del Tempo. E questa è l’Innocenza che la anima. Lo schianto della parabola novecentesca non ha dato scampo. Il brillio dei sopravvissuti a tutto è un’illusione. Mendace. Tu mendichi l’ascolto in un futuro che non sai, che presagisci e mai vivrai. Il poeta non ha statuti spazio temporali definitivi. E’ una creatura di transito. Forse l’icona, in questo nostro tempo di infinita transizione. La vita è un’infanzia meravigliosa, un presagio dell’adulta Eternità compiuto qui ed ora.

Ieri, ho scritto dopo tempo la prima sequenza di twitt che sento viva di nessi. Non sono spazio temporali. Non vivono del principio di causa ed effetto. Potrebbero persino non scampare al principio  di non contraddizione. In loro ho sentito scorrere rileggendoli tutto il mio piccolo Novecento e l’estasi di tempi mistici che mai vedrò. Qui o altrove. Qui e altrove. Sono stato tra coloro che hanno temuto di andarsene con passo ferito nell’addio. Non ho ceduto mai al risentimento. Non ho coltivato il rimpianto. Ora so con dolorosa consapevolezza che il filo che tiene i tempi è  un accento di Luce. Sono nei pressi dell’Omega.

 

α

Un ermetismo difensivo. Una generosità contratta. Il fallimento dell’umano e la fine della creatività.

L’iperbole retorica dell’ostensione mediatica. La Modernità s’infrange sulle scogliere del nulla privo di fondamenta interiori.

Intanto il tuo tempo ti giace muto dentro. Raccolto nel grembo dell’Infinito e del Silenzio.

Solipsismi a cuore aperto e a mani nude. La fragile apparenza ha sempre sete di acritica appartenenza.

Intanto la Storia narra un’altra bellezza fiorita in terre profonde e lontane dove il profumo ha nuove note. Ancora umane.

La civiltà dei padri sorride garrula. Piena di sé, all’apice dei secoli, siede ilare sull’abisso delle nostre presenti rovine.

Intanto il domani nasce dentro mani innocenti, fra petali feriali, sparsi nella risacca del tempo, con ritmo lento nel passo ferito degli addii.

Ω

 

Comments are closed.