L’anima della legge.

Quello che segue è uno dei testi disseminati in rete, che negli anni scorsi ho scritto, ospite di siti o di blog diversi. “L’anima della legge”, è il commento che motiva l’adesione ad un appello sottoscritto qui il 22 Gennaio del 2010. Questa sera torna (anche) a casa, ospite mio…

L’anima della legge.

[...] Sottoscrivo l’appello con persuasione interiore. Convinto altresì che nessuna costituzione (legge) salva un popolo (nazione) da se stesso se la sua anima è corrotta. Nessun fondamento teorico della convivenza civile può salvarne forma e sostanza, se la prassi egemone è quella di disattendere ogni patto non scritto di reciproca lealtà e di eludere con disinvolta arroganza il dettato legislativo che regola la comunità, quando l’interesse personale deve sacrificarsi al bene comune. Credo che il fondamento della Legge debba confidare, prima di tutto, nella coscienza responsabile di ogni singolo soggetto della comunità. Il primo modo di onorare la volontà, lo spirito e la lettera, del Padre Costituente, e soprattutto la memoria di chi ha pagato con la propria vita un sogno di libertà realizzato nell’avvento della democrazia, è dunque quello di celebrare ogni giorno nel segno di una personale coerenza, dedita al rispetto delle persone e dei principi che ne fondano le relazioni. Nessuna legge, per quanto eccellente nella lettera, può restituire a uomini corrotti l’integrità profonda di uno spirito che li renda capaci di seguire un ideale sacrificando se stessi, invece di cercare un interesse personale sul cui altare immolare la comunità. Non è necessaria alcuna revisione del dettato costituzionale. Serve invece, prima, una riforma dei cuori e delle menti, la sola che possa restituire un’anima condivisa alla comunità ferita. Solo poi, uomini credibili potranno porre limpida mano, se mai i tempi chiedessero, alla revisione di una costituzione che fu, è stata e ancora è espressione alta di un sogno di libertà e giustizia condivise. Non la si può ridurre ora alla modesta rappresentazione (spettacolo indecente?) di un breve anelito di vanità personale o di pochi, orfana di qualsiasi afflato ideale.

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