Lemmi. Meritocrazia.

Una minima traccia, un lemma, forse una scintilla. Nell’estate del 2008, “ilSole24Ore” propose, nel suo dossier Cultura-Tempo libero, “Il gioco dell’estate:i miti d’oggi”. Una distanza estrema separa dall’aura sacra del Mito i miti “poveri” di oggi, quasi assurti a piccoli dogmi nell’immaginario collettivo. I tempi a noi contemporanei scontano l’enfasi secolare che tutto pervade nell’essenza del mondo. Sino alla più riposta fibra della ferialità. Né giova o basta la flessione colta della citazione per mettere ali alla vita inanimata che gode di sé, sebbene di sé non si basti. Lo stereotipo del “mito”, mitico!, né è sintomo e al tempo stesso denuncia. Cartina di tornasole e spia rossa di una riserva interiore abusata a lungo. Non so se il Roland Barthes dei «Miti d’oggi» indulgesse alla flessione ironica, che detta il consapevole disincanto degli innocenti. Non lo posso sapere, poiché, mea culpa!, non ho letto il libro citato. Posso però dire che ho risposto alla proposta del “Sole” animato da una ironica verve . Non ricordo più se una volta sola, con un lemma soltanto, o più volte. Questa sera, quella risposta, Meritocrazia, è un altro piccolo e breve testo che torna a casa.

 

Lemmi. Meritocrazia

La democrazia dei meritevoli anima le intenzioni di tutti i contemporanei. La invocano i corrotti per legittimare i propri abusi. La adombrano i raccomandati. La agitano i rivoluzionari dell’istante per giustificare azioni di “lotta e di governo”. La corteggiano i signori dell’audience per coprire le nude pudende degli ascolti di massa. La maltrattano i parvenu istituendo paradisi di merito offshore. Genitori di pronto soccorso ne tessono le lodi issando asini a modello. Professionisti del copia incolla la posano, foglia di fico su improbabili originalità di replicanti. Alcuni, rari giusti continuano a sognarla come (un giorno) possibile.

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