Litanie dell’incontro /2.

Litanie dell’incontro/2.

Lo guardi. Lo lasci. Lo ascolti. La passione fredda dei cinici non è mai stata nelle tue corde interiori. Il pane eletto della sprezzatura precede il reciproco perdono e non sa nulla della confidenza che abitò un giorno gli amici e gli amanti.

L’ira fredda del terrore che tutto vorrebbe cambiare, nella radicale, rapida e ascesa al potere, e nulla in se stessi, non appartiene alla storia delle nobili, umanissime intenzioni. Nemmeno quando agita, violenta e demagoga, il vessillo strumentale della giustizia umana.

Tu non attendi più l’Innocenza a Betlemme.

Tu non sai nulla delle lente conversioni feriali e della folgore che colpì l’uomo vecchio dentro a Damasco.

Tu sei da lungo tempo disabitato da te stesso. Orfano di te, prima ancora che delle madri e dei padri, dopo avere rinnegato con secolare dedizione tutti i passi di un’eredità mnestica, cancellata nella sabbia del deserto contemporaneo.

Da tempo tu Le sei andato incontro, nel turbine di tramontana della modernità che lenta e dura si spegne.

L’hai abbracciata, come un figlio una madre, ancora a te stesso in gran parte ignota nel suo mistero sublime. Come a se stessa sconosciuta, nella sua casta e vibratile essenza, prigioniero tu delle tue tracce irrisolte ed ambigue, tutte accartocciate sull’autonomia di un presente fiero. Privo delle smarrite altezze che tracciano l’orizzonte infinito e aprono all’eterno cielo. Privo, ormai, della sacralità dei nomi. Smarrito nella gloria folgorante di un delirante plauso transeunte.

Ho pregato sempre nel silenzio, affinché il Tempo dell’incontro ricomponesse la feroce divaricazione compiuta dalle ore ferite dentro. Tutte le dissonanze, in una litania del canto e del gesto, lenite e ricongiunte dalla cura nell’incontro, di sé con se stessi, di sé con l’altro da sé. Verso e dentro l’Epifania di un noi.

 

[litanie dell’incontro /1.]

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