Litanie dell’incontro/4.

Litanie dell’incontro/4.

In avvilente ritardo, o con feroce fraintendimento apologetico, i legittimi tutori della parola, o i presunti tali in un’epoca al tramonto, nella dissipazione di Senso cui essi stessi avevano, forse talvolta inconsapevolmente, contribuito, lanciavano l’inopportuno strale identitario contro i rei probabili dell’ultimo arbitrio nominale.

Dopo decenni di ipocriti pronunciamenti, nel solco tracciato dalla tagliente lama dell’ambiguità che separava le parole dai gesti, le Gazzette pullulavano, ancora e più che mai, del Nome, in un’orgia consumista di abusi, un overload spesso discinto e quasi sempre sgraziato, esso solo sì persuaso, della propria missione, dedita al rito della induzione, della coltivazione e della soddisfazione di desiderio.

I sacerdoti nel Tempio, gli scriba, i farisei ed i mercanti agitavano tutti, impugnandola ciascuno a proprio modo, a diverso titolo la forza del Nome. Nessuno poteva spargere più la Grazia sapida della Parola, attingendo in sé l’energia silente del testimone. La compromissione con le cose, ne aveva divorato l’intero paesaggio interiore, l’anima tutta. L’originalità è una terra poco frequentata in ogni tempo, priva della confortevole assonanza dei luoghi comuni, surrogato di ogni compagnia e falso preludio di una vera comunione.

Invano la caccia degli scherani batteva i margini ignoti della Terra, ormai divenuta Globo, in cerca del tremulo virgulto che avrebbe generato ancora nel Nome, nella Parola, il Futuro. Un possibile futuro.

Litanie dell’incontro/1.

litanie dell’incontro /2.

Litanie dell’incontro/3.

 

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