Litanie dell’incontro/5.

Litanie dell’incontro/5.

L’affanno dei retori nella caccia al corpo della cosa ed al nome proprio e giusto confondeva intimità ed estimità, in una corsa all’appropriazione indebita di ogni statuto interiore. Dove Kaos giaceva vinto, sarebbe nato [Risorto] un giorno Cosmos. Nessuno sapeva precisamente dove. L’angoscia panica non era dettata unicamente dalla contingenza storica. Lo stato nascente non è mai un effetto. Visto nella luce postuma della profezia, è sempre una causa.

L’ora tremula della Parola era forse già da tempo venuta, chi sa dove, chi sa quando, chi sa in chi, chi sa come. Ora era il tempo vivo della parola tremebonda, accomodata alla necessità di affermasi nel qui ed ora della Storia. Non sarebbe stato sufficiente dismettere i panni trionfanti un tempo, ed ancora trionfali nella sintassi dominante della migliore rappresentazione di sé, nella conservazione vigente, per attingere la fragile bellezza degli ultimi.

La persuasione nel Nome è una via caritativa, che non perdona nel sentiero dei testimoni e tutto chiede loro, mentre tutto ad essi dona.

La chiarità degli esiti sconta spesso l’ermetismo tacito delle premesse. La parola non promette mai: è sempre, nei profeti, nei poeti, nei testimoni, unicamente una premessa del futuro che accadrà.

Pochi, o nessuno più, abitavano, da immemorabile data, il ciglio dei tempi. I ricordi avevano abdicato alla smemoratezza. La pietas era un sentimento troppo intenso, e dunque insopportabile, per le anime cabriolet abituate alla confortevole zona del privilegio ed ormai disabitate da tutto. Il Tempo, la nota sublime cui si accordò un giorno lontano e per sempre la speranza, avvicinava l’appuntamento con l’Esito.

Ognuno presumeva di conoscere l’ora. Il senso smarrito delle cose, aveva annichilito in ciascuno ogni consapevolezza esoterica.

Gli stati nascenti, umiliati dai ruoli e dalle funzioni vincenti nel qui ed ora della storia, scontavano l’innocenza con esercizi mirabili di vita interiore.

Tutti sembravano capire tutto, ed erigevano sintassi comunicative prive di sentieri osmotici fondati nell’intuizione singolare. Lo sprezzo dell’originale incompiuto ed incompreso, preludeva Babele. Nessuno se ne avvide. Fino a quando, l’avvento del minuscolo sferzò l’apparenza e ne rase al suolo le fragili fondamenta.

Barcollando, la mano tesa in avanti verso un gesto fraterno e desueto, l’umano uscì dalla polvere cui gli anni, i decenni lo avevano confinato, incatenato al mistico silenzio o ad una parola poetica inutile a tutto. Esausto e vivo. Forse, risorto dal margine. L’orizzonte di nuovo aperto, dentro e davanti.

 

Litanie dell’incontro/1.

Litanie dell’incontro/2.

Litanie dell’incontro/3.

Litanie dell’incontro/4.

 

 

 

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