Litanie dell’incontro/6.

Litanie dell’incontro/6.

Nel Natale dei poeti persuasi albergano i tempi generati dal Tempo.

Prima che il travolgente imperativo della festa obnubilasse la felicità responsabile, e singolarmente responsabilizzata, nel sabba dei tempi,la mano tesa ed innocente teneva l’orizzonte aperto all’infinità delle resurrezioni. E’ di lei che hai un caldo ricordo nel cuore, mentre gli affanni consumano il giorno e seducono nella perdizione di te stesso. È in lei che ancora attingi le domande che miti ti guidano nell’estrema sera. Che cosa vive in te di quell’aurora? Della persona che fosti, oltre l’imperativo dei cromosomi, nell’essenza dei doni? E di tutte le fugaci meteore di una comunione senza fondamenti, cosa è rimasto, se non il brivido a fior di pelle di un’emozione ebbra di ego? E di lei, la cometa amante della prima giovinezza, quale traccia resiste nel solco esistenziale della promessa di domani? La Luce, l’amata Luce dei silenzi, sospinge ancora in grembo alle più intense chiamate dell’ideale? E quale forma hanno assunto ora le lallazioni spirituali che, minuscoli accenti di vita, sospingevano la parola a nascere, oltre l’evidenza delle ore senza domani? Non so se la memoria ancora verrà, pura sorgente, all’appuntamento con la nostalgia. C’è come un vuoto cavo dentro, fatto del nulla dei giorni, privo del conforto del sublime silenzio. L’ora muta dei vinti, non quella resistente dei mistici e dei poeti. Dove sei finita creatura? In quale radura del giorno si è schiantata la tua solitudine in volo? Hai lesinato le parole amanti nell’ora promessa degli incontri? Hai seguito l’impura flessione dell’ego, mentre andavi agli appuntamenti con la Vita? Gli esami, già, il sarcasmo irridente che fiero provavi verso l’infantile contabilità serale dei peccati! Eppure nella gioia dei trionfi sentivi masticare amaro lungo il sentiero del cuore la tua ormai irredenta orfanezza interiore. Di te non è rimasta che un’orma inconsistente e frale. Signore, rendimi l’eco del magnificat dentro la squassata e vuota cassa armonica della gioia perduta!

Il Sogno dei poeti non è mai una pura astrazione. E’ l’unità generativa che dall’avvento della coscienza in sé conduce, nella più alta Luce, la vita del poeta al suo sublime e coerente compimento.

La loro parola cerca ed attinge la verticalità dell’Eterno, l’orizzonte celeste. Il loro corpo vive nell’orizzontalità dell’Infinito, la prossimità alla comunione.

Il resto, il pregio della forma, fosse pur la miglior forma, è solo illusione. Nota accordata al metronomo secolare. Che la scandisce nel qui ed ora della storia, ma è sordo alla sinfonia cosmica che attinge e detta la nota singolare ed eletta. La sola nota interiore.

Stavi lì, nella grotta ancestrale che sogna il grembo della madre sconosciuta e la ricomprende in sé, nel sonno di una sempre accesa ed inconsolata umana solitudine.

Ci sono Natali, ci sono stati anche per te, che nel caldo della rappresentazione bella e possibile hanno pulsato con il cuore freddo della marginalità e della impossibilità di tutto. Dei sentimenti, prima di ogni altra cosa. Ci sono stati Natali in cui l’illusorio conforto di partecipare ad una storia altra, che in nulla ti apparteneva dentro, non ha avuto campo in una dolente presenza a te stesso, prossima alla disperazione. Ci sono stati Natali poverissimi, prossimi alla condizione miserrima dell’abbandono, in cui solo il profumo dei mandarini posati sulla stufa a gas diveniva promessa di un possibile incontro. Il minuscolo accenno ed il fragilissimo accento di ogni altro e più grande Incontro. Ci sono stati i sogni spezzati nel travolgente silenzio di una solitudine vocata ad altri destini, primo fra tutti il Canto.

 

Litanie dell’incontro/1.

Litanie dell’incontro/2.

Litanie dell’incontro/3.

Litanie dell’incontro/4.

Litanie dell’incontro/5.

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