Litanie dell’incontro/7.

Litanie dell’incontro/7.

Ci sono stati Natali dentro i quali tu stavi lì, a mani nude, come sempre e come un tempo, in attesa che la domanda prendesse forma in una stretta, che ricongiungesse i cammini nella resurrezione innocente dei propri destini. Che il lungo e dolente silenzio fosse avvento e la comunione il natale di un risorto abbraccio. Tu e tutti quei volti, quei cammini inconclusi, andati via forse per sempre e chi sa se davvero verso Cieli nuovi e nuove Terre.

I cloni ed i rispecchianti, due specie assai diffuse nella antropologia di massa, dominata da una comunicazione prona al suo servizio, all’eccellenza broadcasting anche quando fingeva la conversazione uno ad uno, da persona a persona, simulavano, in prossimità dell’ultimo schianto, l’esito del tramonto, una conversione. Un esercizio quasi impossibile per le donne e gli uomini disabitati da se stessi da tempi remoti ormai, i soli non sospetti.

Forse la grotta era la povera capanna angusta di solitudini che sempre si cercano e che mai s’incontrano, smarrite dall’orgogliosa sabbia che alza dune e confonde la traccia negli affollati deserti dell’ego. Lì, sarebbe nata, una volta ancora, o forse già era nata, sotto la stella silente e luminosa di una feroce povertà dell’Anima, la carità innocente che tutti cinge nell’indistinto abbraccio di un’identità sempre in cammino nei passi misteriosi dell’Incontro. Del suo avvento. Lì dove ogni più inespressa domanda trova la più compiuta ed estrema risposta. Lì dove la litania dell’addio scioglie il mistero dei nomi nella pienezza della loro oltranza di Vita. Dove i tempi della destinazione hanno la stessa nota interiore delle irrevocabili origini, nate dal Tempo ed in Esso eternamente congiunte. Dove la dismisura del Tempo che precede e segue e contiene ogni atto è finalmente compiuta nell’oltranza delle domande inevase, dei silenzi saturi di indicibile. Lì dove l’apparenza casuale del destino trova la puntuale coincidenza con il senso atteso del cammino. Lì, dove l’addio cede alla risposta senza il coraggio della domanda: “Abbracciami, mio Dio, per sempre ed una volta ancora cingimi nella Luce alta dell’ultima mia nascita”.

Da qualche parte, nessuno sa bene dove, qualcuno, nessuno sa bene chi, qualcuno di cui tutti sembrano o fingono di ignorare l’esistenza in vita, sta vivendo da tempo qualcosa, chi sa cosa, che qualcun altro inizia solo ora a pensare, o forse unicamente a rappresentare, avendolo furtivamente colto nelle regioni originali di uno stato nascente ormai maturo per essere visto, colto. Forse, non ancora capito. Il domani, nasce sempre dall’atto generativo di un incontro con l’innocenza.

La Litania che il poeta intona, sin dalla prima giovinezza, inclina unicamente a quell’incontro. Il solo in cui l’addio è una promessa di eterno domani.

Litanie dell’incontro/1.

Litanie dell’incontro/2.

Litanie dell’incontro/3.

Litanie dell’incontro/4.

Litanie dell’incontro/5.

Litanie dell’incontro/6.

2 thoughts on “Litanie dell’incontro/7.

  1. dans la haute lumière de ma naissance
    matières sans fin
    de la quidditas à la claritas
    souffle de vie
    souffle du monde
    j’appartiens

  2. Merci infini, Huê: comme toujours, votre lecture se pose au point où l’Être, le Sens et les mots expriment pleinement le chant.
    C’est à la lumière de cette rencontre que la parole poétique s’élève et que la communion naît, au diapason de nous même, GM .

    [nell’alta luce della mia nascita
    materia all’infinito
    dall’essenza alla chiarità
    soffio di vita
    respiro del mondo
    io appartengo
    ]