Maura se n’è andata.

Maura se n’è andata.

Maura se n’è andata. Non mi piacciono le parole di circostanza ed i millantati crediti di occasione. Mai. E, soprattutto ed in particolare, non mi piacciono quando le circostanze sono queste. Dunque, dirò subito che non ci incontravamo da anni, dal 2002. Che non ho potuto, saputo, voluto coltivare, e così proseguire, un rapporto che pure è stato per me e nella mia esperienza di poeta decisivo e bellissimo.  Maura Benvenuti fu, ed è rimasta, tra le prime e rarissime persone che hanno portato in scena miei lavori, che hanno dato corpo, voce, vita al mio canto.

Fu lei che, una sera di Giugno del 2001, intonò con accenti vibrati, e per me indimenticabili, il filo poetico del testo che, ospite di Scena Sintetica, presentai  in San Desiderio: “La parola di Adamo. La parola Innocente”.

Non voglio ora e non mi interessa narrare la genesi di quell’incontro, le istanze, tutte limpidamente persuase, che portarono lei ad essere voce guida e testimone viva di una tonalità spirituale che le era propria dentro le parole del canto.

Se chiudo gli occhi, riascolto Maura e nell’eco di uno degli incipit di quel lavoro: “Fatti sacri anche i gesti, ed i corpi/ infiniti lacerti nel silenzio di Dio […]”, la rivedo, composta nella lirica unità del corpo e della voce. Nell’infinito tendersi del senso fino alla corde ignote del Mistero. Dove il respiro del poeta trova destino, ancora, se l’attore, l’interprete, conduce al diapason di sé la luce che anima di senso la parola ed il gesto. Maura, quella sera e sempre nelle esperienze in cui la vidi in scena, lo fece. Lo seppe fare.

Avevo esordito in pubblico in nome e per conto della poesia, la mia sola, a 45 anni e poco più. Due anni prima. C’era anche Maura quella sera, naturalmente, in San Desiderio. Ma non in scena.

La vidi per l’ultima volta una sera di Giugno del 2002, di nuovo ospite di Scena Sintetica. Maura  diede anche in quell’occasione luce interiore e voce  ai miei Canti primordiali, l’embrione di un libro che avrei pubblicato tre anni dopo.

Ho saputo poco fa, leggendo un quotidiano, che il suo viaggio terreno si è concluso, ieri mattina, domenica.

Ho cercato tracce  di Maura tra fra i miei testi, i ricordi, le carte di quei giorni, di quei mesi, di quegli anni. L’ho subito e prima trovata, però, dentro me. Nel passo discreto del nostro incontro. Nella luce di quell’esperienza. Certe persone non se ne vanno mai dal tuo cuore. Il tempo che scorre. Lo spazio che divide. I sentieri diversi. Le esperienze lontane. Nulla cancella le verità decisive di noi, quando, al diapason di noi stessi, accettiamo di viverle nella pienezza.

Per quanto brevi, per quanto sporadiche, per quanto lontane nel tempo, le storie così vissute rimangono indelebili e scritte nella traccia della mente, nel silenzio contemplante del cuore. Nei pressi del Cielo e più vicini alla soglia del Mistero, finalmente e per sempre svelato.

Dove ora, credo, riposi anche tu, Maura, compagna del cammino più bello per un poeta e, penso, per un’attrice come tu sei stata, quello che si compie nella parola (nella Parola?). Vissuta come una stretta di mano (la celaniana, sì). Una mano che infinitamente si apre al dono e all’accoglienza. E non si chiude mai, se non per stringere in un abbraccio immemore, che tanto somiglia alla promessa d’Eterno, secondo il ritmo ed il respiro dell’Amore, la Vita che non muore mai.

Il tuo passo ora muove, sento, lungo i presagi d’Innocenza e la tua voce, tesa fra soglie di silenzio e canto, fra luce e abisso, come là, in scena, tutti ci accompagna. Negli orizzonti chiari di un’infanzia che dentro l’Arte, come una religio di corpo e voce, non muore mai. Verso l’aperto per sempre sipario del Cielo.   

Comments are closed.