Nella Bellezza per sempre. [Ad AFK].

Nella Bellezza per sempre. [Ad AFK].

Le avrei scritto di Ambronay, un luogo che, credo, le fosse particolarmente caro.

Ci eravamo scambiati l’ultima corrispondenza nel 2020, nei mesi in cui la furia devastante di un virus sconosciuto aveva steso sul mondo un manto cupo, rarefatti i contatti, rese quasi silenti le attese.

Sul risveglio del nostro dialogo, tanto rapsodico negli anni quanto duraturo, nato sotto il segno di Paul Celan, scandito da lunghissime pause e segnato da epifanie della parola, è sceso il gelo della notizia.

E’ accaduto qualche giorno fa, quando, prima di aprire una nuova email da indirizzare ad Anne-Françoise Kavauvea, ho compiuto una estemporanea ricerca: nella mai riposta speranza che avesse pubblicato, sul suo blog, uno degli ormai rarissimi testi divulgati.

Così, l’improvviso dei suoi inconfondibili occhi, la cui immagine era restituita dal motore di ricerca tra le altre poche e a me ben note dei suoi profili social, mi ha scosso con l’ambiguità dei segni insoliti, la cui vera natura ancora non conosci e che si annunciano però come un avvertimento dolente ed un monito insieme. Subito rinterzato, il disagio, da un link: Il y a tant de raisons de t’aimer / Pour Anne-Françoise Kavauvea

Un fulmine che ha fatto vacillare il cuore, il primo messaggero di verità,sempre.

Tu as traversé le Seuil. C’est fini.”, sono le prime parole con cui Sabine Huynh  ha iniziato il suo bellissimo testo in ricordo di Anne-Françoise, scomparsa il giorno prima, nell’Ottobre del 2021. Allora anche la mente si è allineata all’evidenza che il cuore aveva da subito accolta.

Sono rimasto a lungo con l’incredula fissità del dolore davanti alla pagina aperta, appena letta.

Quando dopo tempo la commozione mi ha dato qualche tregua, ho pensato che non avrei voluto aggiungere parola a quelle di Sabine Huynh, che restituivano l’icona interiore precisa di Anne-Françoise. Almeno per la parte meno squisitamente personale del suo ricordo, e così come l’avevo conosciuta durante i quasi 10 anni del nostro dialogo.

Come non avrei potuto condividere, sin dalle parole del titolo, i sentimenti che Anne-Françoise sapeva suscitare? “[…] comment embrasser l’immensité galactique de ta personne et de ta bonté […]?”, si chiedeva Sabine Huynh.

Le avrei scritto di Ambronay. Nella latitanza del mio silenzio epistolare, riposava e si accresceva la certezza che Anne-Françoise fosse una creatura eminentemente spirituale e che la sua dedizione alla scrittura, la forma credo alta e piena della Vita anche per lei, mantenesse in sé qualcosa di primariamente religioso.

Le ultime tempeste della Storia avevano irrimediabilmente snudato una volta di più, e forse una volta per sempre, l’aridità secolare dei tempi che viviamo, la già evidente all’occhio fine e dolente di chi mai si era rassegnato ad abitarli nella mera sopravvivenza.

Le avrei scritto di Ambronay. E sono certo che, come sempre, AFK avrebbe capito. Avevo bisogno di muovere ancora, come un tempo e come sempre, nelle relazioni accampate in nome e per conto del canto, Vita e Poesia, una cosa sola per le creature poetiche e rare quale Anne-Françoise è stata, ed ora certamente sarà per sempre, verso l’orizzonte che tutto muove, intorno e dentro. Verso Qualcosa che sempre anima la parola poetica e risorge la Vita tutta. Avevo bisogno, dopo questa nuova solitudine coatta e non più solo scelta, di sentire l’aura contemplativa che abita l’essere del poeta e lo sostiene, l’Essere del canto. Anne-Françoise avrebbe capito, ne sono certo.

Non vorrei aggiungere altro alle righe che le dedicai quando, nel 2015, mi congedai dal luogo in cui l’avevo conosciuta, Twitter. Sono le stesse che ho pubblicato identiche in La Luce postuma del Canto, il mio ultimo lavoro del 2017.

Avevo incontrato il suo blog nel nome di Paul Celan. Lo avevo trovato sulle tracce del poeta che credo lei abbia amato di più e non ne avevo mai più abbandonata la lettura.

Ho negli occhi tuttora l’epifania del primo incontro con il suo blog, con un suo scritto. De seuil en seuil, il titolo che aveva scelto e, subito oltre, i versi sublimi di Paul Celan, “Fais que ton oeil dans la chambre soit une bougie, ton regard une mèche, fais moi être assez aveugle pour l’allumer.”.

Nelle poche righe che seguono ed introducono il blog, AFK scrive tra l’altro: Zone de rencontre, le seuil est aussi ouverture: menant parfois vers l’inconnu, il permet le contact, rend proche ce qui semble ne pouvoir se toucher. Un seuil est un frôlement: d’ailleurs, comment définir ce qui appartient encore à la vie et ce qui est déjà la mort? Du seuil, un souffle nous parvient, on respire l’air d’ailleurs.La vie nous fait franchir des seuils, ou tout juste empiéter sur eux. Ils nous repoussent ou nous fascinent.
Les seuils organisent nos déplacement, nous attirent d’un monde à l’autre, séparations fictives ou dérisoires: on croyait être ici, on est au-delà.”.

Ed ancora, un post iniziale in cui commenta l’immagine scelta in testata ed il legame tra l’autore dell’opera ed il poeta: “De la cendre renaîtra l’humanité. Reliant les esprits, intégrant toutes les techniques de représentation visuelles (photographie, peinture, sculpture…), l’œuvre crée un syncrétisme entre les arts, la littérature, la philosophie, et touche à l’universel.”.

Ce n’era abbastanza per indugiare oltre nella lettura, per fermarsi, per tornare a leggere, per mai più abbandonare la lettura del suo blog.

Mi avevano subito affascinato la levità della mano nella scrittura ed insieme la profondità del senso. Che attingeva con discrezione ed eleganza una qualità umana originalissima, che si intuiva estremamente colta, sebbene in assenza di qualsiasi accento personale volutamente rivelatore. Una lettura rara, nel pur affollato panorama di scrittura in formato digitale che in quegli anni frequentavo.

Nei giorni scorsi, ho riletto parte della corrispondenza tra noi, rivivendo intensamente la compagnia di Anne-Françoise nell’Assenza. Avrei voluto iniziare il mio ricordo con un breve scambio epistolare che risale ai primi anni della conoscenza. Oggi sono andato a rileggere il testo con cui ebbe inizio il dialogo: Claude Chambard : Carnet des morts, l’écriture et la vie. Credo che quello scritto sia rivelatore della poetica [esistenziale?] di Anne-Françoise Kavauvea. Lo amai profondamente sin da subito e penso vi sia in esso anche il fondamento della nostra risonanza interiore.

Paradossalmente, ma non troppo, tra i commenti ho ritrovato anche un embrione del pensiero che avrei voluto citare qui, riprendendolo dalla corrispondenza:

Giordano Mariani23 juin 2011 à 16:16

«(…) Ecrire devient l’unique possibilité d’être au monde, de s’y inscrire, de s’y (re)connaître.(…) ». [AFK]

Oui.
Bellissimo![GM]

«(…) les mots tissent des liens entre les vivants et les morts.(…)» [AFK]

C’est ça l’éternité dell’oeuvre? C’est la relation, qui peut rendre l’oeuvre éternelle. […][GM]

Anne-Françoise mi rispose tra l’altro anche così:

« […] Vous savez, c’est le livre de Claude Chambard qui est beau et profond, je n’en suis qu’une lectrice. […] ».

 

Avrei imparato nel tempo a conoscere ed ancor più apprezzare l’ umiltà di Anne-Françoise. Una grande lettrice, acuta e generosa di sé. La sua vastissima cultura le conferiva la leggerezza nel porsi che solo la profondità consente.

Per una singolare coincidenza, il libro di Claude Chambard, che lei si premurò di inviarmi in quegli stessi giorni, non giunse mai a destinazione. Così come Anne-Françoise non ricevette mai un mio libro di poesia che le inviai dopo qualche mese di corrispondenza.

Sì, carissima Anne-Françoise, le parole tessono legami tra i viventi ed i morti. Le tue non cesseranno mai di farmi compagnia. Le relazioni spirituali non muoiono mai. Una serie di minuscoli inciampi ha impedito che io avessi la gioia di leggere un tuo testo pubblicato sul mio blog, proprio lì nell’Agapè, dove ti avevo invitata. Credo che pochi come te declinassero un profilo esistenziale ed un coerente statuto poetico tale da risuonare al diapason della mia attesa di comunione nella scrittura. Vivere è scrivere. Scrivere, la sola possibilità di essere al mondo. E, credo, per le creature come Anne-Françoise, di essere testimoni credibili e fedeli dell’ Essere in sè.

Quando le istanze estreme dell’esistenza sciolgono anche gli ultimi residui enigmi apparenti, tutto della Vita si tiene, nella sua grande eppure spesso dolente Bellezza. Così, nel vento commosso del tuo ricordo, Anne-Françoise, ho saputo ancor più e meglio di sempre perché tu sia stata tra le prime e le più generose, tra le poche persone ancor oggi, infine, nell’accogliere il dono del mio ultimo libro pubblicato, “La Luce postuma del Canto”. Tu credevi nel dialogo perenne che la parola vera statuisce interiormente e stabilisce in eterno.

«(…) les mots tissent des liens entre les vivants et les morts.(…)». E i morti portano nella Luce degli Eterni le parole dei viventi che hanno amato. Ti avrei scritto di Ambronay, cara Anne-Françoise. Tu mi hai preceduto, lungo il sentiero di Luce ed io rimango più solo a camminare sull’ultimo tratto. Le tue parole però sono con me, viatico e compagnia, il segno luminoso di un poetico Sogno condiviso.

Il tuo passaggio della Soglia, che mi ha colto all’improvviso e del quale ho saputo tardivamente, ha compiutamente risvegliato in me la mai sopita coscienza poetica ed è questo, forse, l’ultimo dono che ancora mi fai, suscitando il ricordo struggente dell’avventura umana che, sotto il segno della Parola poetica, abbiamo condiviso.

L’ora che non ha più sorelle”, mi ha restituito intero, integro ed intatto, nel suo incontro con te, all’incantesimo dell’innocenza, della sororità che mi hai donato in vita con la persuasa condivisione della vocazione della Vita alla scrittura, al canto. Il mio grazie è ora per sempre. Ora che tu sei nella Bellezza per sempre. Quella Bellezza che hai contribuito a custodire, a crescere, a creare. Con il tuo sconfinato amore per la Parola e per il Libro, ed in essi e con essi per la Vita tutta.

Tu, minuscolo accento di Luce, che ora brilla in eterno e rende più chiara la Stanza infinita dove adesso tu sei.

AFK_2017

Anne-Françoise Kavauvea, Ambronay, 2017

Comments are closed.