Nessun uomo è un target.

«Nessun uomo è un target. [Biscotti digitali]».

Il giorno stesso in cui il provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali, [Cookie law] è stato reso esecutivo in via definitiva, ad un anno dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il 3 Giugno del 2014, ho scritto e pubblicato su Twitter, questo:

«Cookie law“. [Il profilo della Libertà. Nessun uomo è un target].║ http://tinyurl.com/p6cchvn».

Mi è parso il modo migliore, ed anche il più coerente con lo spirito della mia minuscola presenza in Rete, per chiedermi [e per chiedere implicitamente al Legislatore] se e quanto fosse consapevole di una realtà digitale tecnicamente non del tutto sprovveduta, ma abissalmente lontana da qualsiasi attitudine/scelta a/di profilare chicchessia e per qualsivoglia motivo [e persino dalla volontà di essere tracciato, nel caso a proprio vantaggio, con profitto sia pur solo d'evidenza]. Credo, e insieme temo, che il nodo, uno dei nodi del provvedimento, sia qui.

Ieri ho preso due altre altre iniziative. Ho disinstallato il plugin di Google Analytics e ne ho informato il provider che gestisce il mio blog. Devo ad uno dei fondatori della Internet company che ospita extemporalitas, se, a novembre, è stato aggiornato secondo quanto previsto dal provvedimento del Garante. Aspetto che mi liberi dal vincolo della riservatezza, come gli ho chiesto di fare. Vorrei, e forse lo farò, integrare/proseguire la stesura di questo testo sui biscotti digitali riportando parte [la sua. Per la mia, che impiego ampiamente qui, ritengo, data la sua natura in nulla confidenziale, di poterlo già fare] dello scambio epistolare che ebbi con lui in quei giorni. In quell’occasione, mi segnalò il provvedimento, al cui onere, mi disse, non avevo ancora adempiuto ed al quale anche il mio blog sarebbe stato a suo parere tenuto, e, dopo avere ricevuto il mio consenso, si preoccupò e si curò di mettere a norma il mio sito secondo quanto indicato dal Garante.

Credo invece di non violare alcuna riservatezza se pubblico di seguito le poche righe che gli ho inviato nei giorni scorsi per informarlo della mia scelta:

[...] ho eliminato dal blog il plugin Google Analytics, il più seriamente indiziato di potenziale profilazione. Malgrado un dilettante come me non abbia saputo mai bene e precisamente cosa farsene di quella marea di dati e di opzioni. Il massimo che mi sono concesso, è stato conoscere da dove quanti e quali post sono stati letti per quanto tempo e quando: tutto in modo assolutamente anonimo. In ogni caso, a fronte di tanta invadenza, ho tolto il disturbo. Per la natura del mio blog e delle relazioni che intrattengo con i miei due o tre lettori, il plugin era piuttosto decorativo. Amen.

Ho naturalmente modificato la policy relativa ai cookie che mi avevi scritto tu, eliminando ogni riferimento al plugin cancellato. Purtroppo non sono in grado di cancellare tra i cookie che hai citato quelli relativi al servizio eliminato. Se potessi farlo tu ti sarei grato. Ho naturalmente aggiornato la data della policy.

Per quanto riguarda gli altri cookie, si potrebbe precisare che io non uso widget interattivi per i due soli SN che cito: mi limito a bottoni che equivalgono a link e che non credo possano inviare cookie preventivamente all’accesso alle rispettive pagine. In altre parole, i servizi non interagiscono con le mie pagine. Dico bene? Io non ho e non voglio avere like o mi piace o twittami. Dunque…

Ho visto invece che il logo della licenza Commons ha un suo cookie: andrebbe citato? Che valore ha? Sarebbe tecnico?

Ti ringrazio per la pazienza. Se il lavoro fosse per te troppo oneroso, dimmelo. Cancello tutto ciò che non è [...] blog puro, e tanti cari [si fa per dire] saluti a tutti. Sempre che qualcuno non abbia altre intenzioni ed altri obiettivi assai meno trasparenti che si chiamerebbero in tutt’altro modo…”.

Come talvolta accade per i provvedimenti che riguardano la Rete, il Legislatore sembra fare di tutta un’erba un fascio. Posso però chiedere agli estensori del provvedimento se davvero ritengono che un blog con tre lettori al giorno [è un tot indicativo...] come il mio, gestito da un soggetto che non sa nemmeno cosa significhi profilare un utente, che non viene nemmeno lontanamente sfiorato da propositi profittevoli di qualsivoglia natura, debba ottemperare il dettato legislativo, in modo quasi identico a quello di un qualsiasi player della rete con infinità di accessi? Questo per dire che le Informative da pubblicare sul mio sito, oltre ad un banner relativo ai cookie, mi sono sembrate subito eccessive ed in qualche modo anche lontane dallo spirito del mio blog. Non sono un’azienda. Non traccio nessuno. Nulla di più gratuito e volontario, di meno professionale in senso propriamente istituzionale. Non vendo alcun servizio, non offro alcun prodotto. Non vi sono format per il login ed i commenti, seppure moderati, non ne richiedono. Non raccolgo dati di alcun tipo per profilare utenti, dunque. Non so nemmeno dove si trovino i file di log, mea culpa, ed in ogni caso non ne faccio alcun uso né li ho mai consultati.

Lavoro, e tanto, a titolo gratuito per il mio blog. Sono affari miei, certamente. Non ne traggo alcun profitto e non utilizzo in nessun modo gli scarsissimi dati dei quali vengo a conoscenza. Conosco però abbastanza bene le cose per sapere che si fa presto a passare da una percezione istituzionalizzata delle cose [l'editore, l'utilizzo dei dati per offrire un servizio...] a qualche rilievo di merito, anche economico. Magari, anzi sicuramente, erroneamente indotto proprio dalla percezione sbagliata delle cose. Non ho nulla da nascondere: ma mi preoccupo sempre quando l’eccesso della norma investe dei poveracci che già in difficoltà da se stessi rischiano di essere del tutto travolti. Non è la prima volta. Io [forse] comprendo la ratio del provvedimento. Ma proprio perché la capisco sono così preoccupato. La normativa sembra non fare troppi distinguo: ma è quello il punto. Che invece le differenze ci sono, eccome.

Grazie ed in virtù delle relazioni, umane, che intercorrono fra me e numerosi tra i miei lettori interlocutori sul blog, scambiamo conoscenza e conoscenze, “informazioni” [?]. Che per fortuna e giustamente non entrano nel cono d’ombra della rilevazione. Ci mancherebbe. Chiamasi libertà. Spero sempre che a nessuno venga mai l’idea, posto che fosse possibile realizzarla, di rilevare e di tracciare, magari con obbligo di informativa [!] tali relazioni rendendole esplicite e note anche nel merito. Consapevoli, reciproche e consenzienti. Quasi come quelle di gran parte di coloro che leggono il mio blog.

Non ho nulla contro l’utilizzo dei cookie in sé. Mi piace però sapere come vanno le cose nel mondo che frequento e conoscerne funzionalità e finalità. In tal senso, l’ignoranza di merito è mia ed è un mio limite non essermene preoccupato. Per quanto mi hanno consentito i miei limitatissimi mezzi personali, ho cercato di leggere sempre il presente anche in relazione ad un suo possibile futuro. La Rete di oggi, è banale dirlo ora, non è quella che abbiamo sperimentato in origine vent’anni fa. Quanto a gratuità e libertà sono stati fatti dei bei passi in avanti [o indietro...]. In un diluvio di norme, non sempre tutte utili e discrete, che avanza sempre più intenso. Anch’io come tanti, forse tutti, mi limito spesso all’utilizzo della Rete come se essa fosse quella delle origini, ispirata ed agita da anime belle spesso ed entusiaste. Anche se so che non è così. Non è più così e forse lo è stato solo per un brevissimo volger d’anni e per pochi. Forse io sono afflitto da un’indole professionale che c’entra poco con il mutare dello scenario digitale. Però, la fiducia e la credibilità non sono né newsold media. Come mi piaceva sapere con chi avevo a che fare prima e perché e per come nel mondo analogico, non vedo perché non debba accadere lo stesso nel modo nel digitale. Che non è un mondo a parte, ma è per me il mondo ed è nel mondo.

Forse il provvedimento del Garante riguarda solo in modo marginale il mio blog e gli altri suoi simili. Forse la ratio del pronunciamento europeo era altra ed altri gli obiettivi primari. Non so se fra le domande che gli estensori delle Direttive europee, alle quali dovrebbe avere risposto il Garante, ci fossero anche quelle che io stesso mi sono posto e mi pongo da sempre. Da persona che utilizza la Rete in modo “passivo”, questa volta, e non da curatore di un blog. Per esempio, le seguenti:

quali dati raccoglie un blog [un sito] in fase di accesso alla lettura? Chi eventualmente consulta tali dati? Chi li gestisce? Chi ne ha responsabilità? Di quali soggetti/o sono nella disponibilità? Chi sono i soggetti terzi e che uso fanno dei cookie? A che titolo li raccolgono? Mera gestione funzionale dei siti e dei servizi o prevalenza di azioni di ricerca, sociologica e/o di mercato? Con quali finalità? Vi sono metodi di raccolta dei dati che durante la navigazione sfuggono una lettura trasparente da parte di chi utilizza un servizio ed un sito? [Potrei timidamente aggiungere: quanti sono veramente interessati a saperlo, tra coloro che utilizzano alcuni tra i più diffusi servizi in Rete gratuiti?].

Sono domande semplici che credo tutti si siano posti. Sono però domande alle quali è sempre stato piuttosto difficile [anche nel mondo della profilazione analogica…] trovare una risposta. Venirne a conoscenza e soprattutto saperne dare una lettura complessiva. Utile alla propria condizione di persone che accedono ad un servizio. Quanti davvero sanno chi muove che cosa nel mondo complesso e vastissimo della gestione dei dati, soprattutto da parte dei grandi players dell’universo digitale [e, insisto, anche di quello analogico]? Forse solo gli addetti ai lavori. Non certo chi come me cura un minuscolo blog.

Può darsi che ad ispirare le direttive europee ed il provvedimento del Garante fosse un’intenzione per qualche verso maieutica, di aumento della consapevolezza in chi naviga in Rete, oltre che quella dichiarata e primaria di “tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche”. Per il momento, nella mia veste di frequentatore passivo della Rete, non ho trovato, dopo l’applicazione del provvedimento da parte di moltissimi siti, alcuna risposta ulteriore alle mie domande, rispetto a quel che già sapevo. Quale informazione aggiunge alla mia conoscenza la lettura di una infinita serie di Informative, pressoché identiche fra loro, sapere che i siti usano cookie tecnici e per tracciare la navigazione [lo sapevo già prima e con me credo gran parte dei frequentatori, come me dilettanti, della rete]? Quali nuove e più approfondite risposte mi permettono di ottenere, rispetto a tutte le domande più sopra formulate? E nella mia veste attiva e pur modesta di curatore di un blog, ho già invece dovuto compiere una rinuncia. Se, la parte per il tutto, dovessi considerare gli esiti dal minuscolo pertugio della mia esperienza, potrei forse già accennare ad una eterogenesi dei fini. I grandi player sono là, ineffabili e nella sostanza inaccessibili. Intatti [intangibili]. Io sono qui, che sudo e tremo per ottemperare un dettato normativo il cui contenuto nessuno dei miei tre lettori mai si sarebbe sognato di chiedere.

Altri hanno già, meglio e più autorevolmente di me, con maggior competenza di merito, commentato la cookie law, scrivendo del provvedimento, dei suoi risvolti giuridici e degli aspetti tecnici [mi permetto di rimandare alla mia TL, dove ho segnalato gran parte dei testi che ho letto in questi giorni in proposito e che ho stimato meritevoli di lettura e di attenzione: grazie agli estensori]. A me preme unicamente rilevare qui che il tema della libertà, perché [anche?] di quella si tratta, chiederebbe una consapevolezza più approfondita dello scenario dentro il quale si agisce. Che non è costituito solo ed unicamente dagli attuali grandi attori della scena digitale, e dunque del mondo contemporaneo, assetati di dati e/o da assatanati profilatori di ogni più esile umano respiro che possa in qualche modo essere ricondotto ad una sintassi profittevole [soggetti la cui natura professionale era del resto, ed ancora è, ben sperimentata ed attestata nel mondo analogico]. Fosse anche quella di un profitto d’evidenza.

Nessun uomo è un target e non tutte le flessioni esistenziali e/o creative sono guidate ed ispirate da una vocazione statistica. La Rete, che della vita è parte, come la vita stessa, è abitata e vissuta da persone che sono animate da un diverso spirito. Da un’attitudine interiore la cui vocazione non è classificare il prossimo [esercizio pur professionalmente legittimo]. Persone che vivono, pensano, scrivono, creano, compongono, agiscono, tentano insomma di vivere, dentro e fuori dalla Rete, prima dell’avvento del digitale e durante un suo ormai maturo [?] evolvere, secondo un canone relazionale più generoso di sé e meno incline alla cattura del consenso. Dentro relazioni a fondamento delle quali non c’è la traccia impositiva della ricerca di un’approvazione purchessia, lucrata talvolta a spese dell’altrui inconsapevolezza o indolenza civile, ma nelle quali dimora e viene coltivato lo spirito sempre attivo di una ricerca di senso aperto, profondo, oblativo, o almeno e comunque non meramente statistico con finalità speculative. Anche nella relazione. Soprattutto nella relazione. Anche nelle relazioni digitali. Per le quali, se il cookie ha una valenza funzionale, come il pennino l’ebbe e l’ha per la stilografica, è bene accetto. Se serve unicamente o soprattutto a misurare e ad incrementare l’ipertrofia dell’ego, è un inutile orpello. Per rinunciare al quale non è necessario alcun provvedimento legislativo.

Ho iniziato il mio cammino critico nei confronti del provvedimento con un atto di rinuncia, disinstallando un plugin. Altri hanno scelto forme diverse di resistenza/opposizione, contestandone la ratio ed il merito. Una lunga e collaudata esperienza, satura di sconfitte, non mi ha tuttora dissuaso dal praticare il disaccordo nell’unica forma che ritengo significativa, sui tempi lunghissimi della storia. Quella di non adottare mai gli stessi mezzi di coloro che critichi. Nemmeno mantenendo quella che potresti ritenere, alla luce delle tue convinzioni, una forma legittima di godimento di un diritto. Essere altro, e non solo contro, quando il dissenso non nasce da un’opzione formale/funzionale ma è sostanziale, è una forma di resilienza che per me integra al suo livello più alto ogni esperienza della resistenza. Anche quando, e soprattutto quando, si esprime con una personale, eppur piccola, rinuncia.

@ Giordano Mariani: «Dialogo tra un informatico ed un dilettante[Cookie law].». 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>