Op. Cit.

Op. Cit.

L’intelligenza generosa (open source?) di Isabelle Pariente-Butterlin continua ad offrire, quotidianamente, acuti scenari di riflessione, aux bords des mondes. Talvolta lascio modesti incisi a commento del suo pensiero, scandito spesso dal metronomo di un passo interiore profondo ed insieme lieve che apre orizzonti. Non di rado animati da una luce poetica che rischiara la sinopia dell’opera e splende nelle volte ritmate di un’architettura infine composta con rigore argomentativo e flessione lirica.

Spesso, le sue parole suscitano in me il riverbero di un’eco: una sapida condivisione, ecco, scandita da una silente riconoscenza. Talvolta, evocano suggestive aperture del cammino, affacciate verso nuove mete della ricerca. Qualche altra, mi tentano alla prova del fuoco di una citazione, la cui eleganza è minacciata dall’autoreferenzialità o, pur legittima, dal sempre delicato esercizio della citazione.

Mi è successo recentemente, in almeno due diverse occasioni.

Isabelle Pariente-Butterlin sta conducendo un bellissimo seminario digitale sul tema dell’identità. Circoscrivo lo svolgimento della sua ricerca in tale lemma, consapevole della sua limitatezza ed anche della sua insufficienza nel delineare con precisione e giusta visione l’intero orizzonte del suo lavoro. Una risposta data dalla stessa Isabelle ad un commento pubblicato su aux bords des mondes, in particolare, mi ha fatto ricordare di un testo prezioso ed intenso scritto dal filosofo Emanuele Severino, “TAUTÓTĒS”, Adelphi, 1995. Avrei voluto iniziare Op. Cit., il nuovo sentiero di senso che ho aperto il 29 gennaio, con una citazione tratta dal volume stesso.

Ho indugiato: l’estensione e la profondità del lavoro di Isabelle, la complessità del tema, mi hanno indotto a desistere.

Certo, una citazione priva di un commento, di una relazione critica argomentata con il testo stesso e con la fonte di ispirazione, non avrebbero impegnato me, che non sono un filosofo, lungo imbarazzanti spirali di pensiero. E la natura di Op. Cit. qualunque fosse il merito dell’opera scelta, vorrebbe essere, nelle mie intenzioni, proprio fedele a tale prassi: la riproposizione cruda del testo originale. Priva di riferimenti alla suggestione che ne ha ispirata la pubblicazione, e priva di commento.

Ho invece scelto di iniziare con Maria Zambrano. E devo sempre ad Isabelle, la seconda occasione, tale evenienza. Un mio commento, una sua risposta, ed ecco farsi avanti in me, limpida e superba, la figura di una filosofa che ho amato, Maria Zambrano. Nel cuore del tema che ha animato il nostro brevissimo dialogo in rete, quello tra Isabelle e me, si è fatta avanti la memoria spontanea e sorgiva di un libro che ho da poco terminato di leggere. Con quello ha esordito Op.Cit.

Certo, avrei voluto commentare più diffusamente, aprire la riflessione e proseguirla. Ho preferito tenermi per ora al testo solo ed integro di Maria Zambrano. Del resto, tutta la mia esperienza di poeta si è svolta al confine, se mai uno ve ne fosse stato nella post-modernità che ho abitato, tra poesia e filosofia. Inutile forse citare qui Giacomo Leopardi, che della Modernità, quella epocale e maiuscola e già tramontata, è stato padre. Spesso più citato che seguito e compreso nel cuore del pensiero. Certo, non sarà un autodidatta dilettante come me a mettere in discussione i fondamenti platonici di tale relazione, tra poesia e filosofia. Qualcosa però nella nostra epoca ha scosso alle fondamenta la struttura archetipale della conoscenza. Io non so bene cosa sia e come lo abbia potuto fare. So che nessuna inimicizia [Separazione? Frontiera? Confine?] ha mai abitato la relazione che ho personalmente vissuto tra filosofia e poesia. Tentando di farlo e di darne testimonianza nella vita e nell’opera, pur consapevole di tutti i miei limiti. Forse il passo estremo, l’ultima sintesi che in cima al mio cammino dovrei e vorrei svolgere attinge proprio tale relazione, quella per me apicale ed ineluttabile tra poesia e filosofia. L’ultima. Se mai dovessi tentare di vivere il passo estremo, nella sua sintassi teoretica, oltre e dopo la prassi poetica ed esistenziale, potrei partire [anche] da qui.

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