Orfanezza.

Diario inutile. 12

Orfanezza

Un’altra singolare coincidenza, dopo questa. L’ho rilevata stamani, quando, partecipando alla Santa Messa celebrata da Papa Francesco, l’ultima aperta ai fedeli [rinnovo il grazie che avevo già espresso in modo persuaso qui], ho sentito pronunciare nel corso dell’Omelia la parola orfanezza. Un vocabolo piuttosto desueto, con il quale intrattengo da anni una certa familiarità. Tracce evidenti di tale consuetudine, affatto nominale, qui e qui.

Naturalmente non commetto l’arbitrio di lasciarmi andare a supposizioni in merito all’origine ed all’originalità delle intuizioni singolari. Se la sorgente vocazionale e vocativa delle parole è nel poeta, sacerdote di Luce, come scrissi ormai più di 40 anni fa, e dunque diffusamente gratuita e libera, la responsabilità testimoniale delle parole stesse declinate nella forma di un pensiero pensato in proprio, risponde alla e della singolarità creaturale. Dono divino anch’essa. Compiuto il tuo nella tensione all’essere, l’armonia che ne scaturisce è ancora e solo opera divina. L’essere sia tutto ed unicamente l’essere se stesso, la parte migliore di sé e la sua intera gratuita oblazione nella parola ostesa: il Padre che fu nell’Origine, ritroverai tale nel tuo Destino. Lo spazio del viaggio compiuto è tutto nell’anima di chi si espone nella parola. Il sentiero breve di una testimonianza non esperita nella parola, minaccia ed insidia l’armonia costituita della comunione. L’esito atteso del Canto.

Non ho la presunzione di saper compiere un’esegesi comparata ed argomentata delle eventualmente diverse orfanezze. A partire da due forse differenti flessioni di senso e da contesti relazionali e comparativi affatto diversi. Annoto solo qui, come si può rilevare dalla lettura di Magnificat, che per me, in quel testo come nella stessa vita, l’uno mai dato senza l’altra, l’orfanezza è sì del Padre, nei nostri tempi, ma anche e soprattutto del figlio, quello minuscolo che noi siamo stati ed in gran parte siamo. Orfani di noi stessi. Di un’orfanezza interiore che denota e denuncia l’incompiuta del nostro sentiero. Quello che conduce a reincontrare il Padre.

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>