«Pare che la Vita…».

A F., a G.

A tutte le vite innocenti ferite e per sempre risorte

nel grembo di una Speranza senza requie e senza tempo.

 

«Pare che la Vita…».

Pare che la Vita inceda,

tremante a tratti, irresistibilmente

bella, sempre. Talvolta sotto coltri

di dolore costretta, inarcata

alla prova e di muto e sgomento

terrore sopita. La bella, la vita.

Eppure il suo sogno, il suo tratto

 

distinto e divino, l’orizzonte

bambino, la sua dolce visione,

adolescente e scontrosa, la rosa,

palpita ancora nel respiro d’attesa

e nel corpo già vecchio degli anni

rinviene. Nel suo farsi vaso dell’eco,

l’Anima canta e risorge nel per sempre

 

che spera, oltre la cruna d’ago dei tempi

che segnano resa. Io sto sulla soglia

e guardo l’ardente furore che sorge

nell’alba, l’aprirsi nel fianco d’eterno

infinito il suo canto d’amore.

Hai accolto la gioia fraterna

e rispetti il nascosto dolore;

 

ora tieni la vita che muore

nel silenzio profondo di te, di un estremo,

di un intatto, del tuo invitto, innocente

e maturo candore. Sii degno dell’Uomo

che onora le sue elette parole.

 

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