Poesia. Mistica.

Poesia. Mistica.

La verticalità non è una qualità del segno, ma uno statuto interiore dell’umano. Creare, significa attingere la Terzietà.

Il passo lento della Storia è assediato dall’urgenza della ferialità. Solo il Divino in noi tiene il punto nella coincidenza dei cammini.

La mistica attinge la verticalità ed ha il passo interiore compassionevole della durata. Il diapason del Tempo.

La parola del canto urge dentro un duraturo silenzio. Il suo metronomo è un fenotipo di sublime solitudine.

La poetica ostesa ascolta l’eco del brusio secolare. Conosce l’obiezione. La sente in sé. La vive. La sconta. Arde in sé.

Il sintagma è svelato. Ora cammina sul tratto del sentiero esposto. La memoria è un tesoro di Luce. La speranza s’affaccia su abissi.

La dolorosa vertigine della testimonianza è un ricordo ed una cicatrice. La poesia di quella solo è viva. Se lo è stata.

Pochi padri il mio tempo interiore. Nessun erede all’orizzonte. Una solitudine impietrita negli anni. Una solarità d’altre epoche. Dentro.

La Grazia accese il fuoco. Il monaco arse nella parola. La vita è stata unità di corpo e di canto.

Gli anni ripiegano lembi di Vita. Il giorno ancora attende. Non c’è resa. Solo pietas e speranza sempre.

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