Prego in Silenzio.


Prego in Silenzio.

La preghiera colma di Luce il Silenzio. L’anima, fatta cava dalla solitudine, si protende dalla propria origine innocente fino all’estremo mormorio dell’infinito, dove l’eternità sussurra la sua nenia senza remissione. Il corpo si flette dolce dentro il grembo dei ricordi, dove giovane fioriva un tempo la speranza. La memoria, che abita ora con discrezione il destino, si dischiude nell’altro volto di sé e la comunione tra presente, passato e futuro non conosce rimpianti e non indugia nel rimorso. La ferita aperta nel profondo di sé ha germinato sogni. Nessuno ha colto i fiori sbocciati e non visti. Il Signore sì. Egli si è chinato nelle miti sere d’estate dentro l’aura luminosa dell’orante sconfitto e, come una madre, come una sorella, come un’amante, gli ha carezzato furtivo e lento un lembo di vita. Sussurrando…

Gli anni tessono rughe nel cavo dove furono tempeste. L’uomo siede, identico al giovane che fu, alla mensa povera di tutto e indugia verso le mani tese che vede sorgere dall’epica dei giorni vissuti. Gli sguardi sono veri ed accesi, come un tempo. Non è il triste rituale della conta degli assenti. E’ un rito animato e vivo di vere presenze. Tutte intorno, a cingerlo in vita, come nell’abbraccio che insieme lodarono anche nei giorni feroci della lotta. L’uomo prega nella tregua senza fine di un tempo senza tempo. Nessuno più ne turba il segno. Il teatro del mondo che fu agone è una minuscola cattedrale a cielo aperto, dovunque e sempre. Il libro non serve, non serve più. Le parole vengono sole da dentro una compostezza colta che è infusa dalla sorgente.

L’uomo attende. Qualcosa o Qualcuno. Come sempre. Più di sempre. Le palpebre si chiudono lente al sonno o forse più intensamente aperte al sogno. L’ora estrema che verrà lo coglierà così. Intento come un bimbo al gioco e come un uomo adulto alla speranza. Vecchio di nessuna età. Antico, come la Verità che anima in eterno l’uomo.

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