Prose basiche. 1.

Prose basiche. 1.

20 Settembre 2014.

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“Regesto digitale”. La citazione avvince. Intorno, la tribù, ipse dixit, in estasi si stringe.

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“Solitudine”. Lontano, sull’orizzonte del proprio tempo. Nel silenzio. Pòstero di sé.

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“Coerenza”. L’idea trema nella parola in atto. L’estremo mistero avvince il corpo e il senso. Coscienza chiara del tempo.

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“Canti del tramonto”. Stessa stella ribelle. L’anacoreta, il poeta, il mistico. Sola resiste al canto la notte interiore.

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“Minuetto dei narcisi.” Frali legami. Murati vivi nella torre. Fessure, per taciti servili respiri. Solo ai sodali, dedicati sorrisi.

21 Settembre 2014.

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«Urbe». L’anonimo sedeva al margine. Fiore d’asfalto. Nella fessura dura del silenzio. Stava muto, dentro. Fu moderno.

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“Ribelle”. Sopra, solo un nudo canto di stelle. Dentro, tracce d’un sogno infranto. Nella mano, la sua. Solo e dolce vanto.

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“Mite”. L’accento ferito. La parola terrore andò deserta, sempre. Resistere, voce del verbo lottare coniugato al presente.

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“Identità”. Tautologia di un cammino. Origine e fine del solo destino. Teneramente adagiato in un grembo divino.

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“Ipocrisia”. La nuda distanza di una falsa presenza. Colma di un silenzio teso. La verità nella sua resa.

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“Amicizia”. Teneramente reso alla tua vita. Nella fiducia. Saper che nulla in te di me si spreca.

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“Poeti”. Non fummo noi gli autori del tuo canto. Solo i custodi vivi. La teca aperta di una parola in eterno accolta.

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“Tempus fugit”. Nell’istante, tutto il potere del tuo tempo [Memento...]. Quindi, sarai per sempre polvere nel vento.

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“Orazione laica”. La cella del monaco, nel cuore moderno. La sua parola batte il rintocco al senza tempo.

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“Teofania”. L’amante è solo al colmo dell’abisso, in volo. La Luce fende il suo silenzio. Tutto di lui è teso al vero.

 

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