Prose basiche. 5

Prose basiche. 5.

29 Settembre 2014.
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«Tenerezza». La mano, rugosa di fatica di dolore di carezze e d’anni, stringe nell’ ombra del tempo alla deriva un sogno.

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«Infiniti». Sento tremare l’eco di remoti canti nell’orizzonte eterno che si apre muto, davanti.  

24 Ottobre 2014.
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Nella fucina interiore, l’io, al calor bianco del vero. L’ipocrita replicante, nascosto dietro un velo.  

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Indugiare fra predatori che si fingono colombe. Stolta ignoranza, beata ingenuità o santa innocenza?  

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«A mani giunte». Foste vite. Ora siete mute dentro carpette colorate. Stringerete mani, nel tempo bianco delle eternità future.
 
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«Eroi quotidiani». Ci abita una feroce pazienza orante.  

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«Anima e Corpo». Getti il tuo sasso muto nel tempo e la parola danza in eterno.  

25 Ottobre 2014.
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«Utopia_1». Il sogno che in nessun luogo si compie. L’attesa feriale senza fissa dimora. La vita che solo in Te si placa.

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«Utopia_2». Nel Tuo silenzio, il mio vivo e contemplante. Nel quotidiano ascolto, muto il cammino degli amanti.

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«Utopia_3». Libero, nel vento, lo sguardo umano d’una speranza senza tempo. Vivo nell’alba e nel tramonto.

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«Contemplare». Nella clessidra del mio tempo, rimane solo il silenzio. L’unico conforto. L’estremo memento.

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«Buridano». L’asino nella Modernità, tra Essere e Nulla.  

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«Epica». La narrazione, che fu etica, ha ceduto il passo alla libido dell’apparizione, l’estetica di un simulacro del reale.  

26 Ottobre 2014.
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«Superficialità». Parossismo della riproducibilità. Vuoto per pieno. Il senso. Il rispetto. Il profondo. Un tempo alieno.

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«Animebelle in similpelle». Stilla nel silenzio il veleno del non detto. La verità taciuta alla Bellezza.

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«Parole vere». Sublimi. Nessuno nega il loro valore. Rari le colmano con la verità di un’esperienza. Nella testimonianza.  

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«Parole vere». Una lingua forbita non redime una testimonianza eticamente claudicante.  

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«Clessidra». La clessidra dei poeti non strozza nel tempo i sogni. La rena sale senza rovesci nel cuore e s’apre al cielo.  

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«Dolore». L’altrui dolore è materia ardente che ho pudore e rispetto a toccare con parole. Solo il mio è testo incandescente.

27 Ottobre 2014.
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«Nemesi». Una feroce nemesi è in agguato, venduta l’anima al dio senza domani dei soli numeri.

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«Nostos». Un canto di sirene secolari nel tuo naufragio. L’Itaca che fu, piega la vela ai sogni, l’innocenza è vento senza ali.

30 Ottobre 2014.
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«Mistica aporia». Non abbiamo avuto che parole per dire il taciuto silenzio, vissuto contemplando l’amato.  

31 Ottobre 2014.
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«L’audacia della parola vera». Sussurri pudici tra dialoganti esibizioni testuali fra rispecchianti.

1 Novembre 2014.
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«Retori nudi e senz’ali». La via mistica del canto è un sentiero irto, di spoliazione reale ed interiore, prima che lessicale.

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«Brucia Troia». La cenere, che fu fuoco nella parola ardente, è quel che rimane del nostro cinico, sprezzante disincanto.

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«Futuro inverso». La storia piange a Occidente sulle spalle di Enea, il padre Anchise fatto niente.

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«Vili al tramonto». Ettore muore infinite volte trafitto, in un tempo orfano di eroi e saturo delle divinità feriali.
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«Luce». Canta sotto un lembo d’ali, morente, Orfeo. L’amante che invano un tessitor di nuova Luce attende.

4 Novembre 2014.
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«Libertà va cercando». La retorica del nuovismo è l’abito mentale dei reazionari e la prigione degli ingenui.

5 Novembre 2014.
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«Volti veri». L’eterno confronto fra verità e menzogna, si forgia nella forma dei tempi e si ripropone nei suoi nuovi volti.

7 Novembre 2014.
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«Zenit». Lo sguardo nell’orizzonte fiso. Al suo omebilco di narciso.  

9 Novembre 2014.
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«Vento». Vibra il Tuo canto estremo nella foglia d’autunno, che ebbra di luce danza nel preludio di neve.

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«Animus». L’amore in agguato ad ogni svolta d’istante e tu, uomo cieco, afflitto da un cuore perdente.

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«Anima». China su di me, genio del cuore, ombra di gioia feriale, di eterno canto, d’infinito ardore.

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«Caino moderno». Stai con finta indiferrenza, lesto nel silenzio, pronto, fratello, all’inganno.

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«[...] nel paese di Nod ad oriente dell’Eden [...]». Abele, sono senza pianto nè rimorso. La tua innocenza, un torto?

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«Generazione». Pur vivendo allo stremo, non siamo andati oltre la consapevolezza della fine di un’Epoca.

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«Oriente». Il solo Oriente era qui, al confine dell’io. Nato e non visto, sepolto sotto coltri di sogni smarriti.  

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«Ossessi». Dentro la sola soglia vana. L’ossessione del nome. L’etichetta che cancella e ci addita. La cifra.  

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«Solitudine». Tu non sai come duole il coro degli amanti, mentre vai solo in grembo a istanti ignoti.

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«Oh my sweet/rugged TL!». Fiume carsico? Rivo disseccato che lento muore? Un corso d’acqua che non sa dove sarà il suo mare?
11 Novembre 2014.
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«Entropia del cosmo». Il sarcasmo dei risentiti si spegne nella carità degli innocenti.

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«Tempo interiore». L’ala bianca del tuo silente respiro tesse l’eterno, umile filo.

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«Eterni». Danzano, presi nella stretta del Silenzio, gli amanti. Persi e lontani, nell’abbraccio del tempo.

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«Mistici». Dentro la fessura silente. Tesi amanti in ascolto. Vuoti dentro. Vivi in eterno del solo proprio niente.

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«La norma. Il genio». Tenere il punto fermo, l’orizzonte della norma. Sentir vibrare il genio, dentro il suo estremo teso.

12 Novembre 2014.
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«Stagioni/Estate». Frinisce il sole nell’infinita piana, la vita piena arde  nel tremulo presagio, futuro all’orizzonte.

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«Stagioni/Autunno». Il canto estenua e il giorno vibra nell’oro del tramonto acceso nel memento dei colori.

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«Cammino». Come se ancora dovessi andare lontano. Ma non c’è più strada davanti. Solo Tu, che mi prendi per mano…  

13 Novembre 2014.
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«Distanze interiori». Vivere il disagio dell’innocenza nell’inferno di un’ipocrita danza.

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«Stagioni/Inverno». Solo, in un sublime silenzio di neve e ricordo.

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«Stagioni/Primavera». La vita fiorisce di promesse il tempo del domani che già odora d’essenze sconosciute.

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«Omero». Cieco e senza nome, cantar gesta di tempi intorno. Ascoltando salire dentro il silenzio del tuo karma moderno.

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«Lo spirito e la legge». Essere una vocazione coerente, prima di diventare una rappresentazione della necessità.  

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«Poeti a comando». La messa in scena di un se stesso d’occasione. Come se la vita vera già non fosse canzone.  

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«Soli». I cinici hanno una riserva di ragionevoli ragioni per uccidere i sogni. I sognatori, solo se stessi per sostenerli.

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«Potere». Non c’è salvezza per i virtuosi per scelta, gli innocenti. Erode, il potere, li teme ed è un archetipo eterno.

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«Memoria». L’eco dei giorni mette al riparo dalla menzogna e dai servi, nei giorni indifesi dell’ineluttabile impotenza

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«Tace». L’indifferenza è la sola forma di ipocrita rispetto che viene spesso riservata ad una scomoda verità

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«Per sempre». Morire ai margini e nel silenzio. L’eletto destino dei liberi, dei giusti, dei miti, degli umili per vocazione.

14 Novembre 2014.
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«Lirica feriale». Vita in nulla memorabile. Solo un umile silenzio, che detta con passione affetti e sogni dentro.

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«Il troppo». [A]. Nulla di più penosamente feroce, in una vita, dello spaesamento consapevolmente esperito.

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«Il troppo». [B]. L’essere in esilio dal conformismo dei tempi. L’essere lontani dalla norma per eccesso di virtù.  

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«Il troppo». [C]. L’essere in anticipo sull’avvento dei tempi… e viverne in ritardo il compimento.  

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«Il troppo». [D]. Quella squisita forma d’impotenza che è la solitudine dei profeti, trova conforto in un Dio sconosciuto ai più.

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«Armonie». La contemporanietà cronologica è una illusione strumentale. La coscienza è il prisma armonico della Storia.

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«Appartenenze». Mini arche tribali nel naufragio della contemporaneità. L’etica vincente dell’autoreferenzialità.

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Le ancelle del canone digitale [ontologicamente inesistente] celano spesso una deriva intenzionale nel business model.

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«SN». TL Rette parallele che si incontrano all’infinito… [forse...].

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«Infanzie prossime e remote». Il sogno del poeta è l’eternità dell’innocenza. Non un’adultità infantile.

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«Stone and bit».Lo sciamano graffiva il Silenzio con la nuda selce. Così il poeta, con la sua lieve traccia di luce scolpita.

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«Canone Occidentale». Per lungo tempo di memorabile vi fu solo il silenzio.

15 Novembre 2014.
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«ɑ». Nella terra di nessuno della profezia, costruire diritti condivisi e rinunciare a privilegi singolari è vocazione da apatridi.

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«Riletture profonde». Nel grembo del tempo, la memoria attesta il senso, non ferma il vento del futuro.

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«Confido». Chi spera e crede non è mai solo. Almeno un Dio gli è sempre compagno ed amante nell’esilio.

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