Prose basiche. 6

Prose basiche. 6.

18 Novembre 2014.

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«Armonie in equilibrio». Tieni nell’impervio futuro che nasce il filo d’oro di un passato felice. Il fascino vivo della sua linfa tenace.

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«Transiti epocali». Caos creativo. Angoscia esistenziale. Frugalità dei margini. Un futuro che rischia nel suo presente.

21 Novembre 2014.

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«If». Qualcuno riesce a trarre profitto da ogni alleanza. Altri sanno solo tutto perdere nell’infinità del sogno condiviso.

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«Nostalgia». Sfiorarsi da lontano, in una danza discreta di parole. La sola vera vita accesa in fondo al cuore.

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«Empatia». L’empatia si è subito sciolta. Neve al sole nell’inferno dei giorni. Lontananza, nel deserto e senza ritorni.

22 Novembre 2014.

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«Addii». Abbarbicati al potere. Compiaciuti di grette certezze. Sguardi ombelicali. Ai vertici dell’ego, tronfi al tramonto, morire.

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«Tu». Il Silenzio è colmo dell’eco flottante di parole amanti. La verità benevolente che da lontano e muta ci accarezza in eterno.

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«Lei.» Il tempo che ti diede è andato in fuga. Lontano è l’urlo e senza eco. Ma la parola nata è qui, viva in eterno, dentro.

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«Noi». Tieni il filo conciso del senso nella mano tremante di canto. La parola che inonda di luce il grembo del mondo.

23 Novembre 2014.

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«L’urlo del poeta». La sensazione strana di parlar spesso soli. Come un tempo i folli nelle piazze deserte. Viso a viso con Dio.

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«Afasia dei canti». La mendicanza d’ascolto in un assolo senza tempo e senza volto.

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«Comunione errante». Nella Babele dei messaggi, l’incantesimo pentecostale di un’intuizione solitaria che ci abbracci.

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«Sussurro di Dio». Poi, la dolce amata sera in quest’inferno di silenzi e di caduche parole ch’è stata, poeta, la tua vita intera.

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«Oh!». Pose a dimora forte il seme nel Silenzio. E piano e lento sussurrò il suo canto inginocchiato in grembo al cosmo.

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«Silenzi». Dolce il silenzio dei divini amanti. Crudele quello in cui muovono avvoltoi gaudenti.

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«Insieme». Lievi falde amanti disseccate, minuscole parole, in un solo istante di gelo o di sole. Eterna danza in cuore muta la Speranza.

2 Dicembre 2014.

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«Musica dal Silenzio». L’epica feriale è un’aspra sinfonia di Luce di cui il dolore spesso s’innamora.

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«Vigilie feriali». Il viaggio è un’attesa e un abbraccio che apre l’istante all’eterno in cammino. La mano dischiusa al divino.

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«Prega». Nell’anima tesa che prega la luce distesa del canto risuona di un’umile resa. La Vita che dolce dispiega il suo volto nel vento.

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«Sento». Angelo, al diapason del muto incontro, tutto è innocente. Anche il dolore cieco e sordo del rimpianto.

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«Tremo». L’occhio ferisce il punto aspro dell’avvento. Tu non sei più innocente, ora. Tu non sei più luce furente dell’Aurora.

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«Fiat Lux». L’intensa solidificazione di una desolazione epocale, spezza il filo del canto e tutto è sincope e umano frammento.

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«Spem». Vivi l’ultima infanzia di sogni degna, senza il trastullo dell’eco cara ai tempi. L’Eterno è solo luce davanti.

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«Esule». Amnesia disabitata di sè. Lo sguardo teso al nudo vuoto intorno. Il sole canta e muore in qualche ignoto altrove.

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«Posterità». Nell’affollata selva di rappresentazioni narranti [selfie?], di memorabile rimase solo il silenzio.

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«Storia». L’ansa ribolle d’incompiute. La spuma urla sulla rena dolce. Trema il futuro, dentro. All’orizzonte il nulla.

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«Epos». Spoglio e feriale, il tuo destino glabro. Sulla parete nuda il tempo disegna di rapina un arabesco e tace.

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«Osmosi». Fisiologia dell’inclusione. Comunione, intuizione dell’anima consapevole. Veglia la coscienza alle soglie.

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«Be&bit». Un abisso separa le parole e le cose. Il dire ed il fare. L’apparire e l’essere. Lo scarto digitale è un’opzione residuale.

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«Ipocriti». Cupio dissolvi… [l'innocenza crocifissa al Silenzio].

3 Dicembre 2014.

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«Se». La solitudine dei vinti è un’enclave dolorosamente resistente e felice, se intorno la terra è folla corrotta e criminale.

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