Relazioni spirituali. [Entre deux silences qui ne sont pas oubli.]

La prosa di Huê Lan Lan è fiorita di delicate intuizioni. Scandita da una sintassi ermetica, la sua voce. In cui il non detto, il silenzio sospeso, non è la fatica di Sisifo [o il viaggio di Ulisse, prigioniero stretto nelle catene dell'incantesimo] o la tela di Penelope [l'Essere, entrambi declinazione ontologica dell'essere, Penelope ed Ulisse, incatenato ad un destino, di fatica o d'attesa, di fatica e d'attesa] o un dire insensato appoggiato senza speranza al Nulla e al Vuoto, o teso nell’arcano di un’invocazione [pagana?] muta agli dei. E’ una eco interiore che risuona di ascolto e riverbera nella risonanza dell’attesa. Le origini ed il canto primordiale, antecedenti il suono e ciò che precede la parola? O non piuttosto come scrive Huê , “une voix en amont qui déroule sans fin le dire.”? Quando il senso sembra un sentiero interrotto, il filo della voce d’un tratto spezzato, non solo nella lontananza o nel qui ed ora del testo, Huê ne prende con lievi mani il capo, ed il fiume della vita torna a scorrere, lento e solenne, nella parola che scende, rapida e casta di Luce, sopra le acque chiare del silenzio: “ Rosée-aurore du matin.”.

L’anima, il guscio amicale che ci contiene e che ci sostiene, e scivola via, insieme verrebbe da dire, nel fiume del divenire in cui alita, mistico e dunque taciuto, l’eterno Essente. In cui lo Spirito si fonda e che dunque anima le relazioni.

La prosa di Huê, la sua sintassi interiore, è colma di non detto. Di ruminazione profonda del senso e della vita, che non si stringe mai nel nodo scorsoio, nel legame che cinge ed incatena. Sempre si apre, come un loto sull’acqua, e svela e rivela. Minuscola scintilla che accompagna l’incontro, anche quello improbabile, alla stretta di mano in un’aurora condivisa.

G.M.

 

Relazioni spirituali.[Entre deux silences qui ne sont pas oubli.]

par Huê Lan Lan

C’est un silence installé sur la barque. Qui écoute l’écho des sirènes. Dans le vide suspendu au-dessus des vagues. Délie-moi de ces liens, dit-il. Et puis de l’immensité de leurs espérances.

C’est une chambre. C’est une île. Pénélope y défait les chaines de l’attente. Du soir au matin. Fil à fil. Obliques rayons de lumière. Ils tissaient le temps qui s’écoule. De déroute en ornières.

Une vie passe.

Solitudes profanes.

Avec pour seul passeport. Le silence. Enfin délié. Et puis cette voix aphone. En amont de tout ce qui se dit. Qui dit ce qui est et ce qui n’est pas. Et le vrai et le faux. Face de Janus de la vie. Voix de silence, polyphones mais non polyphoniques. Elles se disputent mais nul ne les entend. C’est une voix en amont qui déroule sans fin le dire.

Mais de ce dire enfoui, parler ou écrire? De cette voix du silence. Appuyée à l’orbe du jour. Sans pourquoi. Rosée-aurore du matin. Dire à l’ami du numérique. Entre deux silences qui ne sont pas oubli. Mais seulement suspens. Entre deux. Glissando ma non troppo. Sur le fleuve du devenir.

[@ Convivio]

 

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