Stato nascente.[#Hashtag].

Stato nascente.[#Hashtag].

L’alba, l’eterno miracolo dello stato nascente, portava in grembo la messe dei sogni innocenti. Lo statuto interiore dei virgulti sognanti dipingeva la traccia discreta di un altro domani. Come immensa pareva la Vita negli occhi affacciati ai confini del Cosmo! Camminavano accanto le anime amiche con le mani congiunte, due a due, le promesse sorelle di infiniti lontani.

Tu salivi con passo dolente di antiche ferite e sentivi nel cuore il calore sommesso di parole risorte. La compagna più strana, l’indicibile Morte, si stringeva nel tempo, era tanto lontano il suo varco silente!

Tutto intorno balbettava il futuro. La tua storia nei tempi conosceva il suo tratto più duro. I profeti del senso inaudito sussurravano arditi dentro il margine ignoto. Abbracciati all’estrema scintilla del vero, lungo erti sentieri, Nessuno più riconosceva la sorgente. Infiniti cavilli garantivano la pavida avanzata degli opportunisti. L’imperdonabile attitudine dei giusti veniva fieramente punita. Nella democrazia al tramonto, tutto era formalmente corretto e nulla era sostanzialmente a posto. I nuovi mentori della retorica, spalmata da decenni con imprudente e sfrontata smagatezza sulla superficie mainstream del presente, avanzavano con il piglio scaltro dei modesti conducatores. La risibile resistenza di coscienze ridotte all’insipienza da dosi sempre più massicce di promesse mediatiche sedative e dal placebo di un’illusione, restituiva uno scenario assuefatto. La minuscola compromissione vissuta da ciascuno di loro nella ferialità in proprio, accreditava le folle plaudenti di una dose omeopatica di corruttela che li aveva resi insensibili, o ciechi per indifferenza, al veleno di prossimità. Solo il mostruoso e venefico liquor del Potere e delle Elites riusciva a risvegliarne una risentita reazione critica. Il cui primo inconsapevole obiettivo era l’io innocente che avevano da tempo perduto, a lungo tradito, cancellato come un ospite strano, indesiderato, come uno straniero. Gli agit prop del consenso in servizio permanente effettivo attingevano a piene mani quel bendidio a poco prezzo. Adulterandolo, nella pulsione spregevole a godere un potere fine a se stesso, privo di ideali, di visione, di orizzonte, con l’assenzio della più torva demagogia.

L’etica situazionista aveva ridotto il trasformismo gattopardesco ad un esercizio dilettante. Le preferenze accordate al caudillo di turno, il Salvator servente, migravano fulminee da una sonata con piffero per masse in disarmo critico, di perduti a se stessi, ad un’altra. Era sufficiente mutare il volto, la caratura della spudorataggine in favore di telecamera, l’etichetta sul pacco, ed il nuovo che avanza convocava a nuove magnifiche sorti e progressive i destini redenti del popolo [sempre lo stesso] in causa [ad assetto variabile, secondo il profilo incarnato del salvatore di turno]. La pulsione segreta o nascosta, l’inconfessabile quotidiano, assurgeva a slogan vindice, nelle iperboli salvifiche di un sole dell’avvenire incollato a fondali di cartapesta. Ad ogni cambio di scena, il popolo, sempre quello, il Conducatore, il meglio modellato sulle nuove istanze salite a gran voce dall’urlo della protesta, gli ultimi mandati salvifici [forse, i più recenti hashtag] si affrettavano a campire l’intera scena [mediatica].

Lo statuto dolente dei sognatori, metronomo di una malinconia che nessun sismografo dell’anima era più in grado di rilevare nella contemporaneità, contemplava da anni impotente la deriva dell’umano perduto a se stesso. Confinato al margine, schifato senza aristocratica sprezzatura e con volgare sdegno della sua fragile povertà di tutto, ascoltava il canto silente di un Dio senza più alcun nome che, come la carezza misericordiosa di una madre, lo restituiva ogni sera, intatto ed innocente, ai fasti dell’Alba, all’eterno miracolo dello stato nascente. Unito, nei puri di cuore, all’ora estrema e nell’ora del tramonto.

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