Tutti i morti [Nel Coro silente di tutti i Santi].

Tutti i morti [Nel Coro silente di tutti i Santi].

Se tu ancora vivi tra le righe silenti dell’Eterno. Se tu per la grazia del dono stai nel coro degli infiniti. Se tu inesausta mi attendi nel tempo murmure di una speranza senza tempo. Se tu… Tu sola sai che io cammino nella mia sempre aperta ferita, la mai redenta, fino all’istante estremo dell’incontro. Verrai, tu, con la mano lieve della preghiera che congiunge la finitudine del giorno al per sempre del Mistero, la cui soglia frequento, il cui segreto non conosco?

Portami via, nel tempo breve di un istante: negami l’incedere lento di un nuovo tormentato argomento. La risposta sei tu, oltre il velo silente che sempre ha abitato gli istanti sublimi della vita, quando l’ora innamorata del canto mi ha reso cieco a tutto il destino del corpo.

Tu sognasti l’attimo solenne degli addii, per dirmi tutto di te, i segreti riposti del giorno, le attese quiete della pace grande dentro.

Tu tenesti la mia piccola mano come una reliquia di futuro, la profezia di un tempo felice, l’avvento promesso nell’istante in cui nascevo alla forma compiuta di un disegno divino singolare. Forse solo Dio, uno qualunque, tu sai che il nome e la forma del rito possono non dire nulla dell’Assoluto, della essenza del Vero, conosceva intera la traccia incompiuta. Tu sei lì, nell’aurora e nell’ora notturna, quando il sole nasce e mentre tutto il cosmo pullula di luci lontane. Tu sei lì, come fonte di una sola, dell’unica Luce. Dici tutto e nulla del tempo passato e vissuto, sai quello che rimane e muovi il metronomo del per sempre, nell’ora innocente che ti abita. Contempli ad occhi aperti la comunione vivente, ora, ed io mi so con te. Prossimo, presto.

Tu sai che la piega dolente non si è mai schiodata dal mio presente: forse attendeva Te, la pienezza inginocchiata della preghiera muta, forse la sola vera, in un qualsiasi camposanto delle terre senza più promessa secolare alcuna. La forma del divino è bellissima sempre e la tentazione che la tiene prigioniera nel conformismo gretto mi allontana da Lei.

Solo tu sei la fessura da cui la Luce filtra e cui attinge con la devozione il mio ultimo atto di fede. Abiti il loculo minuscolo che la storia degli uomini ti ha riservato, ma la preghiera ti estende immensa sull’Orizzonte del senza tempo.

Siamo ciò che fummo: unicamente le creature libere vivono lo scarto verticale, che le conduce dall’origine cromosomica all’elezione fenotipica di un altro sé compiuto, nel qui ed ora della storia quotidiana. La santità feriale è un inno all’epica della gratuità, il solo gene vero della libertà.

Ti lascio, ora, nel tuo riposo eterno, con questo mazzo di parole che qui depongo. Sei [tutti] i miei morti. So che riposi nella quiete dolcissima di [tutti] i Santi. Da lì mi vegli. Mi incoraggi. Mi sostieni: sai che sono ancora e solo la fragile creatura nella teca del corpo. Un’esile promessa di quello che tu già sei, la santità dell’anima compiuta, in cammino, ora, nel pellegrinaggio eterno ed infinito. Guardarti è struggente, un’ultima volta. Vedere ancora il tuo sguardo così felice, come quando lo fosti, in un tempo innocente e lontano, l’eterna infanzia del cosmo. Tu, l’innocenza, la vocazione, l’esilio. Tu che sei stata, che sei e che sempre sarai l’inizio e la fine di un infinito Silenzio. L’orma di te rimane per sempre. Per sempre rimane. Sublimata, la forma di te che fosti minuscolo accento nei tempi, dalla Luce del Tempo.

 

 

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