Twitter. [Sinopie di relazione].

Twitter. [Sinopie di relazione].

Lo spazio dei tweet è spesso troppo esiguo per gli interrogativi che IBP [@BordsDesMondes] pone e propone e non ho la presunzione di saper dare risposte alla profondità delle sue domande ed all’ampiezza degli orizzonti che esse quasi sempre dischiudono. Però, lo stimolo della riflessione che inducono è vivissimo e l’invito a riprenderla, pur nella consapevolezza dei propri limiti, irresistibile.

Credo di potere credere che Isabelle Pariente-Butterlin non sottovaluti il senso potenzialmente sotteso all’intenzionalità della condivisione, quando scrive: «En tout cas, la sociabilité n’est plus dans le dialogue: au lieu de se parler, on RT, à quoi l’autre répond en faisant un RT du RT…».

Talvolta, capisco non accada sempre, l’azione compiuta con un semplice RT, può tenere in sé la felicità pulsante di una profondità condivisa [o il sentimento di una profonda condivisione]. Talvolta, l’empatia del gesto spezza una profonda solitudine creativa ed intellettuale. Un semplice gesto, il “far segno” nell’infinito mare dei segni, è segnavia di passo, bussola interiore, sublime conforto. Al diapason svelato in sé dell’intuizione, la comunione è forse la stessa mano nella mano celaniana, una stretta che offre nel senso e nei significati l’approdo più profondo di un sentimento vitale. Giova dirlo? E’ necessario saperlo? Quanto l’infinita sequenza dei RT potrebbe essere un preludio allo spegnimento di quella sete d’Infinito che abita l’uomo, non solo leopardiano? C’è qualcosa di poetico che possiamo scorgere in quel semplice gesto? Oppure la meccanica dei gesti affligge i corpi celesti su cui si muove la traiettoria amante del sogno? Possiamo esplorare l’affabilità dei segni, rischiando, certo: il canto e la parola sono anche se non solo assunzione responsabile di un rischio relazionale? O tutto finisce e si spegne nel perfezionamento della tecnicalità, nei galatei digitali che sembrano avere reinventato l’etichetta, quando ognuno sa benissimo che ogni umano cammino, in alto ed in avanti, è segnato prima di tutto da un passo innanzi di natura interiore?

Certo, la flessione argomentativa, rivela [può rivelare], quando apre al dialogo ed alla condivisione di senso, anche una generosità di sé. Immagino che IPB si riferisse primariamente, se non unicamente, a quella, o alla sua assenza, alla povertà del dono di sé sottesa ad una pratica iterativa spinta fino al gesto compulsivo, che quasi invoca una partecipazione nominale o declinata semplicemente nella forza dei numeri. I multipli d’autore [si fa per dire] cercati, conquistati [il linguaggio militare, una sintassi che non mi appartiene in nulla dentro ma che si rileva qui del tutto indispensabile] e poi esibiti quale trofeo sulla scena mediatica di network che assai poco, direi alcun carattere, hanno a quel punto più della “socievolezza”.

Naturalmente si pongono qui anche questioni di merito, i contenuti, e di metodo: la semplice riproposizione del tweet originale o una replica argomentata, che ne sottolinei la condivisione o prenda posizione in dissenso? L’informazione nuda assunta in sé o una sua riformulazione critica [critica intesa nella sua accezione classica di visione altra rispetto all' originale: dunque critica quale apprezzamento o critica in dissenso]? Si può avvertire l’intensità della bellezza anche in dimensioni creative di alta sensibilità delle quali pure non si condivide il fondamento. L’idea di un’arte, di una comunicazione, di un’informazione vissute quali militanza apologetica e/o appartenenza escludente non mi sono proprie.

Twitter, un sommario di notizie, o una sequenza di microsaggi e i RT, una semplice replica affidata all’eloquenza del numero, o uno scenario il cui esito sintetico scaturisce solo dalla visione della complessità che i minuscoli atti comunicativi, singolarmente considerati, compongono? Una teoria di numeri da cui evincere significati o una polifonia di sensi in cui intuire una [la?] potenzialità armonica? Un repertorio di repliche o una sinfonia di singole verità argomentate?

Che cosa significa [potrebbe o può significare] precisamente retwittare? Qualcuno, preventivamente preoccupato dell’accezione che il suo gesto potrebbe assumere contestualmente e nella lettura di altri, introduce preventivamente nel proprio profilo un “disclaimer”, una dichiarazione di esclusione di responsabilità. Altri sottendono, potrebbero sottendere all’atto, un’implicita e tacita affermazione di condivisione e/o di complicità. Chi sa, chi può sapere quale significato ogni singolo retweet assuma o possa assumere nelle intenzioni dell’autore del gesto, nel contesto ed in relazione ai possibili e/o potenziali destinatari, il primo dei quali si suppone o si presume sia l’autore stesso del tweet originale retwittato? Un esercizio di condivisione? Una prassi relazionale intesa a coltivare l’armonia [o il suo contrario, fino allo scatenamento del conflitto]? E non sono forse quelli qui sommariamente posti alcuni tra gli interrogativi pertinenti ogni atto comunicativo posto in essere, qualunque fosse la forma con cui si tenta di esercitarlo, e qualsivoglia il mezzo scelto per tentare di portarlo a compimento?

Forse Isabelle Pariente-Butterlin intendeva riferirsi soprattutto alla sterile compulsività di un gesto privo di un corollario argomentativo e soprattutto ai gesti ripiegati su di sé che non aprono ad alcuna prospettiva inclusiva di merito, l’informazione, o di relazione empatica, il senso della comunicazione condivisa.

Twitter è la sinopia di un’opera di relazione che può essere nata e si può compiere altrove e che soprattutto denota o può denotare la verità profonda di un altrove e di un’alterità che attingono senso prima ed oltre la semplice evidenza in atto. Come forse accade in tutta la comunicazione il contesto, la scena mediatica, aiuta [o può aiutare], ma l’intuizione [una sua declinazione più raffinata ed evoluta], una scaturigine interiore che è di chi scrive [twitta] ed anche e soprattutto di chi “riscrive” [retwitta], è decisiva. Anche la menzogna e l’esercizio retorico dell’iterazione infinita esprimono una propria verità. Leggere i tweet ed i retweet è un esercizio [anche] interiore per tentare di comporre, a partire dalla sinopia, l’opera. Una sua possibile lettura. Una sua lettura possibile.

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