Una sinfonia di giorni vissuti. [Uno]


Una sinfonia di giorni vissuti. [Uno]

L’ora s’apriva nell’inusitata Luce del presente. Il passato, l’orma dolente del giorno, saliva, in alto, verso un cielo senza ritorno. Era l’autunno, una sinfonia di giorni vissuti, nell’imo del cuore sonante.

Tu, stavi dolce, nell’azzurro, in agguato, non visto in uno scampolo di memoria. Non avevi che parole e canto, un grembo fiorito d’istanti e di speranza.

Andavi così, incontro all’orizzonte casto, sul volto solo un sorriso mesto.

Nessuno sapeva di te. Invisibile al presente. Sconosciuto alla memoria dei compagni in cammino. Ignaro di ogni possibile futuro.

Lei stava in alto, la parola, nascosta in grembo a Dio, in una nicchia di Silenzio.

Verrà mai, chiedevi, il mio tempo?

La levità, pensavi, era forse il solo dono per gli assenti.

La Vita, quella che fu detto essere sueño, stava serrata dentro la morsa del reale.

Al suo confine rinterzato dalle prove, al calor bianco dell’errore, sapevi, si temprava il racconto, nasceva il pensiero, sgorgavano sorgive e mute le parole.

Ci sarà mai, chiedevi, nel qui ed ora della Storia un vero Altrove?

I poeti, i primi, ti tenevano per mano. Un’infanzia provata, e non più già innocente. Ungà, l’amatissimo, tesseva la sua rete fraterna di parole. Pareva che il suo strazio sul Carso fosse, ed era!, immenso, dentro la tua piccola solitudine, affacciata sui primi scorci dell’alienazione incipiente.

Verrà mai, chiedevi, la mano sorella che tutte le feroci cancella?

Stavi all’ombra ed al riparo del mondo, anche se il fiume, non più dolce nell’ansa e petroso, scomparso il verde felice dei ricordi, già ribolliva dentro. Sognavi e tremavi. Sognavi nell’ora calda dell’aurora un Dio che ti abitasse con dolce passione. Lontano dal giorno furente. Sognavi che la parola animasse la cosa, che la facesse viva, come una canzone. Che in essa fosse vero tutto. Il pensiero. Il silenzio. L’azione. Che la vita trovasse presto il suo corso, nel letto ampio della contemplazione. Che lo sguardo andasse lento verso la foce. Che un giorno sussurrasse sulle sponde più care la pace.

 

[Uno.]

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