Voce lontana.

Vorrei parlarti, stamani, con la voce che hanno i cari lontani, coloro il cui affetto non giace sepolto nell’ombra, ma vive in eterno nel sole del Vero. Vorrei dedicarti il mio amante pensiero. Non so se ci sei, chi tu sia, se la voce del tempo ti declina come nuovo messia. Sento solo salire qui dentro, nel mio vuoto proteso all’ascolto, il più atteso, il tuo nobile volto. Non sarai Crocifisso, mai più. Non sarai più l’icona dell’Uno, non sarai mille volti e nessuno. Nel profilo del Cielo che inclina alla terra, sotto il vento silente che pervade ogni istante di guerra, tu riposi risorto. Sento, nel mio grido più sommesso e sincero, dove nasce intatta la mia luce più pura, l’innocente, sola Luce del Vero.

Voglio dirti che i miei passi composti, i miei sensi non di rado distorti, le mie piccole pene confinate nel profondo delle umane mie vene, sono tutti segnali che la mente si porta. Sollevandoli all’alba nella chiara risposta, la Coscienza che non flette, che non tesse il suo velo di Maya. La rivedo brillare sulla fronte dei miti, sui sorrisi più arditi, nelle tracce cocenti dei più umili e fieri, nella vita dei vinti innocenti. Sento, te lo scrivo così, come un figlio alla madre, come un padre al fanciullo, come il cuore più aperto che distingue gli amanti: sono pronto, ti cammino da tempo davanti. Se mi chiami, io vengo. Se tu taci, tendo ogni fibra all’ascolto per vedere negli istanti indivisi il tuo cenno rapito. Io lo so, sono un uomo ferito, che ripiega ogni lembo del suo vecchio mantello, la sua anima bella, nel sussurro incombente dell’ultima stella.

Voglio dirti che sento ciò che ancora mi assiste nelle ore piegate, nel destino più triste. So dove il tutto mi chiama, dove il nulla reclama. Ogni passo è un’orma silente che depongo nella sabbia del tempo. Non c’è più la speranza, nelle suole del vento. Sono il petalo vago di un futuro che prega. Apri dunque, Signore, la mia tacita sera. Tieni nella forza del canto il mio umile pianto. Stringi la mia ansia di vinto ribelle. Stempera nella tua carità ciò che dentro ribolle. Amami  con la dolce fierezza delle prime carezze: stendimi tutti i fiori più belli delle tue tenerezze. Pronto, alla soglia d’eterno, bucaneve fiorito sotto un cielo d’inverno.

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